Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Jurassic Park Trilogia

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Dal romanzo di Michael Crichton una delle più fortunate epopee cinematografiche. Buona lettura!

Premessa

In questo articolo tratteremo la trilogia storica di Jurassic Park più l’ultimo gemito, Jurassic World, nato più per far cassa che per reali esigenze di copione.

Le trame

Nella prima stupenda pellicola del 1993 un pool di nipoti, ricercatori e scienziati arrivano sull’isola Nublar e al grido di “Si muovono in branchi! devono correre per non essere straziati come manzi d’allevamento.

Nella seconda scopriamo una seconda isola detta Isla Sorna, situata nell’arcipelago denominato affettuosamente “Las cinco muertes” (le cinque morti), da cui occorre scappare per evitare che il T-rex faccia merenda con le nostre tenere carni.

Nel terzo film ritorniamo nella seconda isola con il professor Alan Grant (Sam Neill), scappando e correndo coadiuvati dagli uomini Marlboro questa volta.
Non essendoci la mano di Crichton alle spalle il film risulta banale, quasi in saldo, nonostante sia riuscito a pagare le spese sostenute per realizzarlo.

Nel quarto si va alla ricerca dell’attrazione per fermarla: poco dopo persone che scappano e corrono urlando in lingue a noi sconosciute.

Ciabatte sul divano, andiamo via lontano

Come avrete notato le trame sono molto fantasiose e articolate, anni di studi sono serviti per elaborarle.

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Nel primo film il pacioccone filantropo Richard Hammond decide di realizzare un’ecosistema completo sull’isola Nublar, incrociando il DNA delle zanzare preistoriche ricavato dall’ambra con quello di varie tipologie di rettili: rane, lucertole e via elencando.

In questo gioioso esperimento, oltre a riprodurre i grandi erbivori (da qui il tormentone “Si muovono in branchi” con successiva lacrima) ha pensato bene di riportare in vita letali macchine assassine: T-rex, velociraptor e Dilofosauro, giusto per non farsi mancar nulla.

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Nel primo capitolo la mancanza della tensione da 10.000 volt a causa di un paffuto signore che ha dilapidato i suoi risparmi con prostitute russe e gioco d’azzardo crea qualche problema: le attrazioni escono dal recinto seminando il panico.

I nostri eroi riescono a mettersi in salvo, trasportati da elicotteri, marines e l’intero esercito americano al gran completo.

Nel secondo capitolo veniamo a conoscenza di un’altra scoperta inenarrabile: in origine era stata creata un’isola di rifornimento, dove i dinosauri saltellavano felici prima di essere portati nell’isola principale.

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Qui il Dr. “Caos” Ian Malcolm, che nel primo film ha passato metà del tempo in barella, può riscattarsi sia come attore che come padre, visto il recuperato rapporto della figlia.

Nei film di Spielberg la morale familiare è asfissiante: protagonisti bambini, bisogna fare in modo che tutti recuperino il trauma della separazione tramite dinosauri enormi che li inseguono, tentando di sgozzarli avidamente.

Nel terzo film il simpatico paleontologo Alan Grant conosciuto nel primo capitolo (che strizza l’occhio a Indiana Jones) viene portato a forza sulla seconda isola, in una missione di recupero familiare.
Si cerca di salvare il salvabile: avendo investito milioni di dollari la InGen vuole portare a casa qualcosina da mostrare allo zoo per far cassa, al fine di recuperare parte dei milioni spesi per lo sviluppo di queste creature.
Rimane incredibile come l’amichetta di Grant, non essendo mai stata sulla seconda isola, riesca a mandare l’esercito americano al completo in un posto di cui ignorava l’esistenza! Mah!

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Nel quarto film, dove il nome smette la numerazione progressiva per adeguarsi al parco divertimenti (Jurassic World), vediamo realizzato il sogno di Hammond in miniatura: un parco in piena città perfettamente visitabile, un simpatico addestratore di velociraptor che amoreggia con la direttrice del parco, due nipoti mai visti prima d’ora che vanno a conoscere la zia manager.

Qui, accecati dalle smanie di soldi, successo e cupidigia, incontriamo un dinosauro più grosso del T-rex, che uccide per il gusto di farlo. Ancora una volta viene sottovalutata l’intelligenza dell’animale e si trovano tutti a rincorrerlo come dannati, per evitare la strage imminente con un parco pieno di persone.

Facciamo conoscenza di un’enorme balena affamata, ritroviamo gli pterodattili che tanto avevano svolazzato nel secondo capitolo, approfondiamo (nel caso se ne sentisse la mancanza) i traumi infantili pre-divorzio e assistiamo ad epici combattimenti tra giganti.

I film

Non ho avuto il piacere di deliziarmi con il libro di Crichton ma i film di Spielberg (i primi due diretti da lui, i due successivi lui partecipa solo come produttore esecutivo) li ho visti bene, altroché.

Sfruttando un’ambientazione horror-post-apocalittica riesce a dosare i momenti di tensione, creando aspettative e sfumando su alcune scene, confidando che non vedere spaventa molto di più della scena reale.

Gli effetti visivi di parti umane non sono sempre all’altezza e a volte il palesemente finto emerge: con il progredire della numerazione il computer galoppa sempre di più e assistiamo ad una realizzazione grafica più convincente per fortuna.

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Il rapporto basato sul rispetto per la natura, la cupidigia dell’uomo prontamente punita, il lieto fine trionfano su tutto e, nonostante una serie di efferati omicidi, siamo lì a ballare il valzer sulle note del tema di John Williams.

L’impronta semi-horror ha scoraggiato molte persone motivate, tra cui una cara amica. Io ho aspettato qualche anno per vederli, risparmiandomi la visione in VHS e godendomi quella in alta definizione.

La deriva del quarto capitolo, con un dinosauro inventato di sana pianta, accende seri dubbi sulla longevità della serie: tuttavia se fa cassa va bene, per cui forse assisteremo anche a cose peggiori.

Meglio attenersi, per iniziare, ai primi tre capitoli della saga originaria (così se volete vedere i quarto coglierete gli omaggi e i riferimenti ai primi film).

Adatti ad una serata tra amici, non hanno riferimenti scientifici precisi: alcuni dinosauri sono stati modificati e velocizzati per esigenze di copione, d’altronde questa è fantascienza.

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Nonostante il mio dilemma su Spielberg sono film che rivedo volentieri: godersi il verso ancestrale di un T-rex con le casse della Bose apre sempre le porte del mio cuore.

A famiglie con bimbi infanti che non superano gli 8 anni consiglio la visione con mamma e papà: certe scene sono un po’ forti e il paffuto infante potrebbe sognarsele di notte.

Da recuperare assolutamente, almeno i primi tre capitoli.

Voto: 8/10

Marco

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Commenti su: "Jurassic Park Trilogia" (4)

  1. Personalmente adoro il primo episodio, considero bruttino “Il mondo perduto” e cerco di auto-convincermi che terzo e quarto film in realtà non esistano e siano solo frutto della mia immaginazione.

    Per i romanzi, io li ho letti entrambi ma ti consiglio solo il primo; un po’ perché è qualitativamente migliore del seguito, un po’ perché la relativa pellicola è molto più fedele al romanzo rispetto a “Il mondo perduto”, che racconta tutt’altra storia.

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