Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Walkman, lo status symbol di un'epoca

Prima soppiantato dai lettori CD portatili, ha incontrato la sua morte tecnologica (uscendo di produzione) con l’avvento degli iPod. Dopo una così gloriosa carriera penso che una storia per ricordarlo se la meriti no?

Walkman voleva dire Sony. Scordatevi le sottomarche scadenti che hanno invaso ipermercati e riviste varie, quelli erano fratelli malnati che partivano al secondo nastro (magari tirandolo anche dentro, rovinandovi così la musicassetta), facendo partire a voi varie imprecazioni in greco antico elencate in ordine alfabetico.

Il mio primo Walkman mi fu regalato dalla mia vicina di casa, un piccolo oggetto compatto alimentato da due stilo AA con Mega Bass e AutoReverse: bassi da applausi e motore a doppia direzione, così non c’era da girare la cassetta per cambiare lato. Mitico!

L’audio portatile credo che abbia rivoluzionato il concetto stesso di musica: ora le canzoni ti seguivano in vacanza, di notte, con una bella ragazza, al mare, in auto quando c’erano discorsi pallosi che avrebbero sciolto anche Mazinga e ti salvavano dalla morte cerebrale, in corriera.

Un vantaggio mai abbastanza apprezzato era la stabilità del suono: a differenza del lettore CD scossoni, strade dissestate e mulattiere non influenzano la riproduzione. Per contro il fruscio del nastro, per quanto fosse ridotto, incideva sulla qualità finale dell’ascolto.

Altra pecora nera della famosa MC il contatto diretto con le testine: dopo un anno (massimo due) di uso frequente erano da sostituire. La maggior economicità iniziale si traduceva in maggiori costi di gestione poi, un bel rovescio della medaglia per chi non l’aveva messo in conto.

Arrivarono i lettori Cd portatili che portavano un audio di qualità cristallina (anche qui la marca faceva molta differenza: la bontà dell’occhietto laser la diceva lunga sui nostri futuri ascolti) a fronte di una maggior fragilità: nonostante il sistema antishock i salti erano all’ordine del giorno. In confronto però i CD erano meno soggetti all’usura del nastro e l’occhio laser aveva un’aspettativa di vita più lunga.

L’iPod unisce i vantaggi delle due tecnologie: la qualità del CD con la stabilità della cassetta, unendo bassi consumi ricaricabili (abbattendo così la spesa delle alcaline).

Il digitale però porta un problema già noto ai tempi del walkman: la qualità della registrazione.

Con la cassetta basta registrare da CD ma nel digitale esistono i bitrate: forse saranno gli anni passati con l’audio analogico ma quando sento canzoni a 128 Kbps rabbrividisco. La qualità è molto bassa, se si ascolta con attenzione la perdita di qualità è evidente.

Già digerisco meglio i 192, a 256 mi trovo decisamente meglio (è la qualità che si avvicina maggiormente al CD), a 320 Kbps ballo a mani aperte invitando allegre contadine ad aprire bottiglie di lambrusco.

Il walkman, comunque, nella sua totale estraneità al digitale, ha rivoluzionato le vite di diverse persone, ha permesso di staccare l’audio dalla noia e dalla banalità di alcune conversazioni (o dal traffico quotidiano) regalandoci i nostri sogni in formato portatile.

Il problema, come succede a chi eccede nell’uso, è l’isolamento: il walkman dev’essere un compagno, non il sostituto di un qualcosa che manca alla base delle vita di una persona.

La tecnologia deve aiutare le persone e non renderle automi impersonali che hanno perso i contatti con il mondo reale: il passaggio dall’analogico al digitale ha permesso di aumentare esponenzialmente il numero di canzoni con sé.

Si è passati dalle cassette compilation ai porta cd imbottiti come hamburger da McDonald’s per arrivare all’insostenibile leggerezza del virtuale: io rimango per la selezione, troppa scelta a volte crea confusione e disordine.

I tempi moderni ci hanno portato al non dover più fare scelte, al poter aver tutto il nostro necessario sempre con noi. Almeno quando ascolto la musica voglio scremare, scegliere cosa portare con me, cosa condividere con i miei amici, cosa utilizzare come colonna sonora dei vari momenti della giornata.

I walkman sono diventati pezzi da museo, dimenticati dopo tanti anni di onorato servizio: ormai le loro testine si sono impolverate e i nastri, tra onde magnetiche e il caldo, si stanno deformando pian piano. Il ricordo diventa sempre più distorto, rendendo necessaria la conversione e/o passaggio all’equivalente digitale.

Ormai scartiamo le cose con una velocità sempre maggiore, anche i nostri compagni di viaggio crescono e diventano sempre più piccoli ma sempre più potenti, creando un vortice distruttivo che ingloba tutti predecessori in una direzione che porta alla discarica.

Il mio Sony, nonostante abbia quasi 10 anni, funziona ancora (anche se il suono risulta leggermente rallentato) e non vuole saperne di andare in pensione. Da vero combattente vuole suonare fino all’ultima nota, fino all’ultimo mm di nastro per onorare il suo nome.

E io lo ricordo così, facendolo rinascere in questa commemorazione amarcord. Buona pensione Walkman, le tue note fruscianti rimarranno le più belle nei nostri ricordi.

Marco

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: