Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

I laureati

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La prima opera di Pieraccioni: buona lettura!

Trama

Quattro laureati fuori corso (Pieraccioni, Gian Marco Tognazzi, Ceccherini e Papaleo) convivono a Firenze per tentare di finire disperatamente l’università. A circondare questo curioso teatrino una procace sorella (Maria Grazia Cucinotta), una coppia di scambisti (con Tosca D’Aquino), un professore depresso (Alessandro Haber) e i sogni irrealizzati di una vita.

Il film

i_laureati_21995, primo film di Pieraccioni come regista. Spesso confuso con Il laureato di Dustin Hoffman nei quiz televisivi, è stato un esordio per Pieraccioni e una bella prova per attori con qualche film sulle spalle all’attivo.

Rispetto allo sbanca-botteghino Il ciclone è un film più intimista, riflessivo, con vene non sempre felici. Probabilmente il film di una vita, che però non ha incontrato il successo del pubblico: storia riflessiva, analitica, momenti comici scarsi, un tentativo di prendersi sul serio che non ha sfondato come il suo successore.

Tuttavia il sottoscritto lo preferisce al Ciclone, in quanto mostra una vena poetica, accompagnata da poche note di pianola, che dona al film un’atmosfera rarefatta, quasi magica.

i_laureati_6Merito di tutto ciò è sicuramente dovuto ad Haber, che con le sue problematiche psico-analitiche porta al film un certo spessore. Un personaggio complesso, introverso, decisamente interessante.

La scena dove il suo pupillo lo vede ubriaco perso, dopo una serata di passione con i due coniugi, è stupenda: Haber, rapito dalla passione e dall’abbattimento dei suoi confini morali (e fisici), con pochissime parole riesce a trasmettere il senso del suo smarrimento interno e della sua profonda malinconia.

Pieraccioni inizialmente non voleva dirigere la pellicola: molto giovane, inesperto, non si sentiva pronto al ruolo. Il buon vecchio Cecchi Gori insistette a ragion veduta: con un altro regista il film avrebbe preso una piega differente, probabilmente meno incisiva.

i_laureati_5Tosca D’Aquino rinuncia alla verve comica espressa nel Ciclone per spostarsi sulla ragazza sexy di provincia ninfomane, un ruolo riuscito a metà, abbozzato, da definire meglio.

i_laureati_3Ceccherini, manco a dirlo, esordisce con una bella bestemmia su Rai 2, presentato da un giovane Carlo Conti con qualche lampada in meno. Episodio che, manco a dirlo, accadrà nella vita reale nel 2006.

Tra qualche volgarità toscana e la parlata biascicata di Pieraccioni che rende arduo capire quello che dice in alcuni tratti il film si avvia alla conclusione, con un suicidio scampato e una ritrovata consapevolezza da parte dei nostri eroi.

Seguiti osceni

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A quanto pare I laureati è rimasto nel cuore di Pieraccioni, visto il penoso seguito (finanziato dalla banche nel 2013: Un fantastico via vai) di cui propongo un breve cenno, giusto per evitare di scrivere una recensione completa.

Un quarantenne che si piazza in casa con figliole poco più che ventenni è un pervertito, non una persona che deve sistemare la sua vita.
Intendiamoci, non c’è nulla di male a voler proporre il seguito di un bel film: il problema è voler giocare a fare i ragazzini passati i quarant’anni, quando ovviamente i linguaggi e i modi comunicativi sono agli opposti.
Rispetto a quell’incubo di Un fantastico via vai qui Pieraccioni è credibile, ha la giusta età e sfrutta la comunicazione dei suoi coetanei. È in linea con il personaggio.

Conclusioni

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  • Un film girato in chiaro-scuro, in quei riflessi dove ci si perde la sera sul Ponte vecchio guardando la luna con un bicchiere di buon vino in mano.
  • Un film sulla condizione d’essere, sulla sindrome di Peter Pan, sulla necessità di lasciare le merende ai petulanti nanetti davanti all’asilo e crescere, finalmente.
  • Un film dove l’università viene usata come parcheggio per ca22ari impenitenti che devono ritrovare se stessi.

Intenso, con molte aspettative non realizzate del tutto a causa dei ridotti momenti comici, spesso votato a momenti di malinconia e riflessivi. Un miglior equilibrio e il taglio di alcune scene superflue avrebbe giovato al ritmo del film e alla sua popolarità.

Tra i momenti comici degni di nota: il funerale della nonna e le avventure nel mondo dello spettacolo di Ceccherini meritano di essere rivisti.

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Rimane sicuramente un ottimo esordio, con un cast di primo livello che riesce a ritagliarsi, chi più chi meno, i suoi spazi senza sovrapporsi. Notare anche l’esordio di una giovanissima Manuela Arcuri.
Commento musicale essenziale ma efficace, quel tanto che basta.

Da rivedere e riscoprire per vedere un Pieraccioni diverso dalle ultime oscenità presentate. Un tuffo nel passato ancora capace di regalare forti emozioni, consigliato.

Voto: 8,5/10

Marco

Screenshots: Cobain86 Graphics.

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