Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Il cestino saccente

monolingual

Un esempio di cestino efficiente

Quanto può essere impiccione un semplice cestino? Scopriamolo insieme, buona lettura!

La doverosa premessa
Ormai sono anni che uso Gmail, un baluardo di civiltà rispetto alle offerte confuse che serpeggiavano ad inizi anni 2000, piene di spam, pubblicità e link virulenti che rallentavano in continuazione la quotidiana consultazione della posta.
Pur essendo molto contento del servizio ho trovato una pecca, nel corso degli anni, diventata sempre più purulenta e ritengo che possa essere estirpata a sbadilate.

Il cestino
Il cestino di Gmail, quando funziona (spesso devo svuotarlo due volte, è come tirare l’acqua nel water quando ormai anche gli ultimi highlander si sono arresi), è efficiente e stimolante.
Permette (come tutti i cestini, inclusi quelli del pranzo) di recuperare spazio prezioso da impiegare per cose ben più proficue: la letteratura di Pippo Baudo, le ciabatte di zia Maria, le mail della tesi e varie bozze, le trattative per la nuova auto Ghostbusters della Lego e così via.

Eppure, con un tono di ripicca, ogni volta che lo svuoto per spurgare migliaia di messaggi inutili, con tono saccente apostrofa:
Nessuna conversazione presente nel Cestino. Che bisogno c’è di eliminare i messaggi quando si ha a disposizione così tanto spazio di memoria?
Oggi ho provato cinque lingue diverse e, in un modo o nell’altro, ribadisce chiaramente il concetto.
Ho già segnalato il bug a Gmail ma continuano a fare orecchie da mercante sordomuto.
Vediamo quindi di rispondere a tanta saccenza con motivazioni tecnico-scientifiche.

Perché vuoto il cestino?
  •  A me non piace vivere negli escrementi, e a voi?
  •  Se obero il cestino con migliaia di messaggi (seguendo questa filosofia una cinquantina di pagine inutili da sfogliare), quanti secoli impiego per recuperare quelli eventualmente utili, nel caso mi sia pentito? Certo, posso usare la barra della ricerca ma perché perdere tempo inutile se posso usare il colpo d’occhio?
  •  Lo spazio Google Drive è di 15 GB, non posso riempirlo con la posta elettronica: ho figli a distanza e giovani fanciulle da rivedere, con la loro dose di ricordi da archiviare.
  •  Mi hanno mandato file molto pesanti, devo conservarli per forza? Li ho già salvati su tre drive diversi, di cui uno in cloud… basta no?
  •  Nonna Papera continua a bombardarmi con le ricette sulle cipolle putrefatte, mi sono lasciato con una ragazza di dubbie origini, dei messaggi di spam non filtrati adeguatamente sono finiti nella mia posta in arrivo, offerte di lavoro non inerenti al mio ruolo (pescate alla come viene viene) e così via… devo tenere tutte queste porcherie, con il rischio di contrarre prematuramente il tetano? Senza contare i tempi di caricamento abissali, se non smaltisci le mail in base alla casella di destinazione…
Non credo proprio.

Concludendo
Quindi il mio consiglio a Google, per una volta, è quello di farsi una sbadilata di affari suoi, visto che si preoccupa di dare tanti consigli sulla sicurezza perché devo sorbirmi ad ogni svuotamento di cestino (che, tra parentesi, effettuo una decina di volte al giorno) con un tono saccente da suocera petulante impicciona, intromettendosi nel mio modo di gestire la posta (che, giusto per far di conto, mi ha permesso in 14 anni di non perdere mai una mail)?

Quanto può essere complesso cambiare il messaggio che compare a cestino svuotato? Perché non poterlo personalizzare, rivendicando il diritto sacrosanto di avere una casella di posta che si faccia i fatti suoi?
E voi? Turbati, perplessi, commossi, traumatizzati… scrivete la vostra incredibile esperienza di vita con il cestino di Google nei commenti!

Latest update
cestino_google
Da settembre 2017, finalmente, il cestino di Google ha iniziato a farsi un badile e una vanga di fatti suoi. Avranno letto il mio articolo, le mie mail, le mie segnalazioni? A questo non è dato aver risposta. Però ora, finalmente, quando svuotiamo il cestino, troviamo solamente la scritta “Nessuna conversazione nel cestino”. GRAZIE!

Lacrima, applauso, sipario.

Marco
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