Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

blood-diamond-diamanti insanguinati

A molte di voi piace saltellare a piedi uniti davanti alle vetrine di Tiffany. Ma quanto costa un diamante in termini di vite umane? Buona lettura!

La trama

Uno scaltro contrabbandiere Danny Archer (Leonardo diCaprio) incrocia la sua vita con Solomon (Djimon Hounsou), un sottomesso che per fortuna scova un enorme diamante rosa e, a costo della sua stessa vita, riesce a difenderlo.
Tuttavia portarlo fuori dal Paese non sarà impresa facile. Considerando che Solomon vuole far espatriare l’intera famiglia verso la civile Inghilterra la sfida è quasi impossibile.

La pellicola

Uno sguardo duro, sincero e drammatico sull’enorme contrabbando, mercificazione di corpi umani e sangue che scorre dietro a queste piccole pietre preziose. Tecnicamente la provenienza dovrebbe essere lecita e certificata ma, come viene dimostrato dal film (tratto da una storia vera), basta mescolarli a diamanti puliti in Liberia e finisce tutto a tarallucci e vino. Che siano stati estratti legalmente o a suon di calci, pugni e fucili in faccia non ha più nessuna importanza.

Il film inizia con Solomon che parla pubblicamente della sua storia, di ciò che ha dovuto passare e delle sevizie inflitte ai lavoratori (e alle loro famiglie, mogli stuprate e bambini soldato con fucili in mano) nella Sierra Leone, terra in cui il sangue non ha mai smesso di scorrere per via delle continue guerre civili.

Ho avuto l’occasione di vederlo casualmente su Iris, non lo conoscevo come non conoscevo il regista. Tuttavia è notevole come pellicola, due ore e mezza in lotta per salvare la pelle e sperare in una vita migliore grazie ad un gigantesco diamante rosa.

Il commercio/contrabbando di diamanti in queste terre comporta “sporcarsi le mani”, avere a che fare con la malavita locale, dover scambiare armi e vivere sempre sul filo del rasoio a causa di bambini soldato imbottiti di droghe e discorsi nazionalisti, pronti a sparare al primo piccione che passa turbato.

Ovviamente questi dettagli vengono omessi dalle compagnie che guadagnano miliardi ogni anno con i diamanti, occultandoli in cassette di sicurezza per far sì che il numero sul mercato sia esiguo (mantenendo così il prezzo a livelli stellari).

È lo stesso discorso, seppur ambientato in luoghi diversi, della Foxconn: tutti vogliono gli ultimi gadget tecnologici e nessuno è disposto a rinunciare. Per cui se qualcuno muore si manda un ispettore per far tacere le cose, nel caso della Sierra Leone si tratta di pagare di più i politicanti locali e le guardie, in modo che tutto rimanga così com’è e le tasche siano sempre belle piene, grondanti di dollari americani.

Concludendo

Sparatorie, uccisioni a freddo e intimidazioni rappresentano una buona parte del film che cerca, pur romanzando alcuni aspetti, di documentare una tragica realtà che va avanti da molti anni.
Fa male ma è necessario vederlo, per rendersi conto di quanto sangue possa costare un diamante “brasato”, senza numero di serie, di dubbia provenienza: magari al consumatore finale costa poco ma in termini umani ha un prezzo elevatissimo.

DiCaprio è bravo ma non impressiona: prova a fare il cattivo ma quel viso pulito che grida “Sono il padrone del mondo”, mentre Fabrizio da dietro gli fa la festa sul Titanic, rimane indelebile nei nostri ricordi.

Tuttavia il film rimane pregevole, un po’ crudo ma necessario per comprendere il prezzo delle nostre scelte, in termini di beni di lusso. Una storia vera che strappa il cuore ma spiega i retroscena di questi atomi di carbonio così preziosi.

Da riscoprire e rivalutare.

Voto: 8/10

Marco

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