Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

grammatica

La lingua di Dante e dei sommi poeti è piena di insidie, ostacoli, trabocchetti e guazzabugli pronti a farci cadere in fallo alla minima svista. Come salvare faccia, dignità e posto di lavoro, consentendoci elaborati scritti in italiano corretto? Ecco un breve vademecum, buona lettura!

La premessa

Strano ma vero noi Italiani abbiamo imparato a parlare l’italiano corrente dallo scritto (anzichè dal parlato allo scritto come in tutti gli altri Paesi), indisposti a regole imposte da alcuni professori (vedi Accademia della Crusca -e poi ci danno del Paese agricolo.. per forza!-), cinghiati e umiliati pubblicamente nelle varie scuole pubbliche con la biro rosso sangue nei vari temi in classe (compiti che ricordavano i peggiori incubi di Nightmare), un ginepraio di versioni e alternative che si scontrano tra di loro.

Scegli il dizionario, scegli la tua idea linguistica: progressista o conservatore, per cui anche loro non possono aiutarci granché. L’italiano è infido e noi, armati di torcia e penna, andremo a sondare i limiti oscuri della conoscenza umana, onde evitare figure immonde con capi, colleghi, amici, cognati e parenti acquisiti fino al trentesimo grado di parentela.

Il motivo di ciò?

Perdere un’opportunità lavorativa o rischiare una figura di me…nta con persone importanti per un refuso linguistico è quanto di più imbarazzante possa accadere; cercheremo quindi di risolvere dubbi amletici che aleggiano da anni nelle nostre menti usando il buonsenso, la logica e un pizzico di ironia.

Alcuni esempi:

  • Aereoplano: Nonostante stia in cielo per la maggior parte della sua vita si dice Aeroplano, la e è un’aggiunta data probabilmente dall’abbreviazione aereo (Vado in aereo, spero di tornare).
  • Qual è: Non sempre quale perde una e (e nel caso succedesse si recherebbe in Questura per la denuncia di smarrimento), in questo caso Qual è è un’apocope vocalica e non un’elisione per cui va scritto senza apostrofo.
  • Un po’ di cultura: Po’ è il troncamento di poco, per cui non va accentato come spesso accade (pò). Il Po senza accenti o apostrofi, nel caso vi fosse sfuggito negli ultimi 1.500 anni, è un fiume!
  • Un e una: Un al maschile, anche se può sembrarvi incredibile, non si apostrofa, vale solo per il femminile (un animale, un’animata discussione condominiale).
  • Il Carloguidomaria, Il PierLuigi, L’Aldegonda, La Mariafrancesca: Questo vizio persistente del Nord Italia è l’errore più comune. I nomi non vanno mai preceduti da un articolo, non serve! Capisco che ci si voglia riferire ad un Guidobaldo o ad un Vercingetorige specifico, ma non serve, è una ridondanza inutile (maschile o femminile che sia).
  • Mi scendi, mi impari: questi gioiosi modi di dire apotropaici tipici del Sud Italia sbagliano il verbo al centro dell’azione, per cui anziché dire mi insegni si usa mi impari, e così via. É il verbo sbagliato e MI non serve.
  • A me mi piace tanto tanto: Anche in questo caso la foga e la passione del piacere ci portano ad usare un doppio rafforzativo (A me mi), per essere sicuri di essere al centro della frase (nel caso qualcuno si fosse prenotato prima di noi). Ma non serve, basta dire A me piace, è chiaro che piace a noi e non a Pierfrancesco Cagarutti, il cordiale signore che consegna il latte tutte le mattine sotto casa nostra!
  • Valigie e Ciliegie scritto con la i non è sbagliato ma risulta arcaico; con l’uso corrente si è arrivata ad eliminare quella i ridondante, per cui scrivete pure valige e ciliege (Nelle valigie ricolme di ciliegie feci la marmellata, grazie alla delicatezza del facchino).
  • Camicie e Camice crea già maggiori problemi: levando la i si passa dalla massa di camicie da stirare al camice del chirurgo in sala operatoria. Meglio lasciarla onde evitare confusioni (House indossò il camice correndo a perdifiato in sala operatoria, lasciando alla domestica di Wilson una pila di camicie da stirare).
  • Sè/Se stesso: Di solito l’accento viene messo sul se per far capire che parliamo di noi stessi e non usiamo la forma riflessiva se…allora; tuttavia se compare stesso è inutile sottolineare questa differenza, via l’accento e scriviamo semplicemente se (Quando rimane solo con se stesso si rende conto della profondità dell’animo umano. Poi si sveglia e va in bagno da sè, senza aiuti esterni).
  • Evacuare, Proficuo, ScuotereRiscuoterePromiscuoScuolaInnocuo: è scioccante ma sono tutte parole con la C. Quadro e soqquadro, invece, richiedono sempre la Q.
  • Famigliare o familiare: Deriva da familia (latino) per cui familiare (La morte del criceto nano è stato un grave lutto familiare di cui serberò il ricordo nei secoli).
  • Curricula o curriculum: Di solito curriculum indica il singolare, curricula il plurale. Tuttavia essendo curricula inascoltabile si preferisce usare curriculum anche al plurale per via della musicalità.
  • Sì o si: Sì è affermativo, negli altri casi va bene si (si sta facendo buio, si sta alterando notevolmente).
  • Desse/Dasse, Stesse/Stasse: A parte che Dasse e Stasse sembrano termini tedeschi, qui entriamo nel campo minato del congiuntivo, il nemico giurato di 60 milioni di italiani. Per evitare quindi gaffe pericolose Desse e Stesse, sono i congiuntivi corretti (Se sua nonna mi desse retta, se la suocera mi stesse a sentire qualche volta)
  • Celebre al superlativo: Diventa celeberrimo, non celebrissimo (Celeberrima figura di menta con il capo, dopo aver parlato della moglie cornuta ai colleghi)!
  • Obiettivo/Obbiettivo: Ultimo ma non ultimo il nostro principale dilemma.
    La differenza sta nel fatto che per obiettivo si intende una meta, un fine, uno scopo; raddoppiando la b intendiamo il meccanismo ottico della nostra macchina fotografica.
    Ma visto che l’italiano si sta semplificando e che il contesto è chiarificatore (l’obiettivo della mia vita è ben diverso da l’obiettivo della mia Nikon) scriviamo sempre obiettivo e tagliamo la testa al toro, è inutile complicarsi la vita.

Non sentitevi sminuiti o ignoranti se magari avete compiuto questi errori negli anni: questi refusi compaiono anche in molte tesine consegnate a docenti universitari, per cui non siete gli unici!

E voi? Conoscete stranezze linguistiche e volete segnalarcele? Scrivetele nei commenti e saranno integrate nelle prossime versioni di questo articolo, grazie!

Marco

I nomi utilizzati e le situazioni citate, per quanto incredibile, sono frutto della fantasia dell’autore e puramente casuali.

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Commenti su: "Obiettivo o obbiettivo – Il mistero delle 2 B e non solo" (10)

  1. Il tuo intento è lodevole, articolo semplice ma efficace. Considerando l’ignoranza dilagante dell’italiano medio riguardo queste presunte stranezze della propria lingua madre, scritti chiarificatori di questo tipo sono sempre i benvenuti. Non sono una stimatrice dell’accademia della crusca, ma un giusto conservatorismo è indispensabile per mantenere all’apice della sua grandezza il bellissimo Italiano dei miti letterari e della nostra storia nazionale.

    cobain86–>Nicole che apre il mio blog e addirittura legge: ora posso morire in pace 😉 .
    A quanto pare le difficoltà italiane sono insite in molti più luoghi di quelli conosciuti, vedi –> https://cobain86.wordpress.com/2010/11/13/sony-a-scuola/

  2. qual è va sempre senza apostrofo!!! 😉

  3. ma… dissento su obiettivo.
    Si tratta di due varianti equivalenti (sia se riferite all’aggettivo, sia se riferite al sostantivo), che riprendono il latino medievale obiectivu(m). Obbiettivo è attestato nell’italiano scritto sin dalla metà del secolo XVI; obiettivo dalla prima metà del secolo successivo. Sia la grammatica italiana del Serianni (la “garzantina” Italiano), sia il Salvaitaliano di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota consigliano l’uso della forma con la scempia (con una b sola), perché più vicina alla forma originaria latina. Il Devoto-Oli 2005-2006 dà come prima forma obiettivo e come seconda obbiettivo, così come il Vocabolario della lingua italiana Treccani.
    (da treccani.it)

  4. Ciao Marco, volevo solo fare alcune considerazioni:

    prima di dare consigli sulla scrittura dela nostra bella lingua sarebbe opportuno consultare un normale vocabolario che è come il nostro codice di uso delle parole:
    – qual è non si scrive con l’apostrofo
    – il sè va accentato quando non è seguito da stesso per non confonderlo con il se congiunzione.
    – valige e ciliege: c’è una regola ben precisa italiana: nel plurale delle parole in cia e cia se ci sono due consonanti non si mette la i, se ce n’è una ci vuole eccome…ciliegia 1 consonante, la g per cui il plurale fa ciliegie, così come valigia e camicia Non si può sbagliare e non si deve fare a modo prorpio.
    Mi fermo qui , ma se sei uno scrittore a queste cose devi dare importanza e poi se su un blog scrivi delle castronerie alcuni ti seguiranno per cui è meglio stare attenti..

  5. Sono d’accordo con Anna. Mi dispiace di non trovare esempi con CIA e GIA precedute da doppia consonante, al di fuori di striscia (strsce). Fatemne Voi qualcun altro con altra consonante che non sia S (ad es. R)

  6. salsiccia–pelliccia–

  7. parolaccia, reggia, saggia, corteccia,treccia, roccia, freccia, spiaggia, pioggia, roggia, marcia, lercia, orgia….. mannaggia!

  8. VOLEVO SCRIVERE PARLO…SOLO IN DIALETTO NAPOLETANO……….

  9. le due “b” di obiettivo non hanno niente ache fare con la macchina fotografica: http://www.treccani.it/enciclopedia/obiettivo-o-obbiettivo_(La_grammatica_italiana)/

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