Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

colpo_grossoNel 2015 è tornato Colpo Grosso in TV. Buona lettura!

La genesi

Amanti della mano “amica”, popolo dell’assolo incontaminato unitevi.

In anni in cui le persone acquistavano PostalMarket non tanto per i suoi prodotti ma per le modelle proposte, l’oscurantismo clericale vigeva sulle anime di poveri uomini dediti all’onanismo. Sulle reti private si vedeva qualcosa, ma era coperto da duecento scritte e numeri di telefono, per cui alla fine era più eccitante la scritta 899 della ragazza sottostante, essendo murata di numeri e codici simili ad antiche trascrizioni latine.

Umberto Smaila, sul suo bianco e prode destriero, alla fine degli anni 80 è giunto fino alle nostre terre su Sestarete (Italia 7) per soddisfare i bisogni reconditi di milioni di italiani. Parliamo di gente che si mimetizzava con la poltrona della sala, assumendo comportamenti da Marines sotto copertura, cercava il telecomando nel buio e guardava il proibito, il famosissimo “buco della serratura” eletto a porta del Paradiso dai film trash anni ’80 di Vitali, Banfi, Pippo Franco, Montagnani e compagnia bella.

Polsi slogati, genitori preoccupati e letti che cigolavano pericolosamente in stanze fatiscenti: un cult degli anni ’80 che è stato rispolverato (non si butta via niente…) per il piacere delle nuove generazioni, che non hanno assaporato le privazioni date dal Medioevo culturale italiano.

Cos’è?

Colpo grosso è un quiz-game show ambientato in un casinò basato quasi esclusivamente sugli spogliarelli (delle ragazze Cin Cin e delle concorrenti).

Ragazze timorate di Dio con una particolare allergia ai vestiti (modelle, cubiste, spogliarelliste, pornoattrici e personalità simili) esibivano il proprio davanzale a seconda di varie occasioni (una vincita o un momento particolare della trasmissione). In un clima che mescola Playboy, i night club anni ’80 e nelle sigle un pizzico di Baywatch all’amatriciana, il tempo vola e si ride (tanto), vuoi per gli abbinamenti improbabili dell’epoca, vuoi per quella purezza che ormai è andata persa in TV.

Degna conclusione di 40 minuti dediti a balletti, prove di fortuna aleatoria, momenti di varietà regalati da Smaila al pianoforte e varie parti del corpo femminili (mostrate con una perizia e una ripresa multi angolo che le telecamere di Sky ai Mondiali di calcio se lo sognano) la sigla di Umberto Smaila.

Proposta come sigla finale della terza stagione dopo una citazione che invita alla riflessione (I colpevoli è meglio sceglierli che cercarli, Marcel Pagnol), Smaila si presenta in improbabili abbinamenti (qui il video Youtube); nella parte dello studente, del ragioniere e del calciatore Smaila inizia a giustificare il proprio lavoro nelle varie mansioni, spiegando che “c’è una sera in cui non posso, c’ha presente Colpo Grosso??!!”

Ma quando?

In origine trasmesso su Italia 7/Sestarete alle 22.30 circa, oggi viene riproposto su Mediaset Extra da lunedì a venerdì alle 00.15 circa.
In realtà il programma viene usato come tappabuchi, per cui viene attaccato alla coda del programma di prima serata (quindi può iniziare alle 23.15 come a mezzanotte, dipende dalla trasmissione precedente).

Ha senso ancora oggi?

È un programma decisamente sessista rispetto agli standard odierni ma la sua semplicità è anche il suo punto di forza: un successo travolgente, due milioni di spettatori a serata, esportato in mezzo mondo (in Germania ha avuto un successo ancora maggiore dell’Italia con il nome Tuttifrutti), ragazze ungheresi doc, insomma più di così non si poteva fare su una rete privata di medie dimensioni.

Oggi il panorama è un po’ diverso, non è più così difficile vedere delle ragazze senza vestiti (molti hard disk intasati potrebbero testimoniare in corte d’appello questa situazione) e di sicuro non c’è bisogno di Colpo grosso per scoprire l’anatomia femminile.

È un game show basico, tranquillo, cristallino, senza pretese: tu seguimi e io ti regalo un’emozione, vuole solo intrattenere proponendo lo spettacolo più vecchio del mondo. Ma ancora oggi fa ridere, se non altro per gli abbinamenti cromatici e i vestiti dell’epoca.

Un programma trash diventato un cult negli anni, rivoluzionando i costumi sessuali italiani e sdoganando uno spettacolo sexy soft-core che intrattiene senza offendere (non in modo eccessivo, perlomeno). Il tono dell’articolo è chiaramente ironico ma è impossibile rimanere seri, specialmente dopo la sigla di Smaila; una ventata di buonumore per rilassarsi senza troppi pensieri.

Buona visione!

Marco

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