Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Quo Vado?

Checco Zalone

Zalone torna nelle sale prendendo di mira il posto fisso. Satira sociale o comicità da bar? Buona lettura!

Trama

Il giovane Checco ha un solo obiettivo nella sua vita: il posto fisso. Educato dal padre e portato in vista negli uffici pubblici, entra in adorazione di queste persone che trascorrono il tempo facendo di tutto e di più (oltre a lavorare ovviamente).
Diventato adulto tramite un senatore (Banfi) riesce a piazzarsi in Provincia all’ufficio Caccia e Pesca, dove per 15 anni timbra come se non ci fosse un domani. Ad un certo punto vengono ridotti gli sprechi pubblici e si parla di trasferimento: girerà l’Italia arrivando fino in Norvegia. A questo punto la dolorosa scelta: il posto pubblico fisso garantito a vita natural durante a prova di attacco atomico o l’amore?

In sala

La satira sociale ha il pregio di fotografare una situazione ponendola sotto i riflettori, invitando le persone alla risata e poi a meditare sullo stato attuale delle cose.
Tra i precedenti illustri impossibile non citare Fantozzi, uomo sottomesso e seviziato da un mondo di furbetti, raccomandati e bustarelle, schiacciato al pavimento ogni volta che tenta la rivalsa sociale [mi riferisco ai primi film, non agli ultimi che proponevano gag da bar di paese].

Checco ostenta il suo stato di mantenuto e non vuole rinunciarci per nulla al mondo, arrivando a preparare un matrimonio pur di non spostarsi dal proprio ufficio: l’addetta incaricata di liquidarlo, invitandolo alle dimissioni, arriverà agli antidepressivi esasperata dall’ottimismo di Checco e dalla sua incredibile capacità d’adattamento in qualsiasi contesto (pubblico, ovviamente).

L’istantanea scattata dal film è impietosa e immortala alla perfezione gli eventi recenti, con timbrature multiple, assenteismo dilagante, falsi invalidi e così via. Si ride di gusto grazie alle trovate della coppia Nunziante-Medici ma dovremmo piangere, pensando alla situazione reale del nostro Paese. La capacità dissacrante delle battute di Checco taglia e affetta le piccole miserie quotidiane, fatte di amicizie, spinte e raccomandazioni politiche senza i reali meriti necessari.
Tuttavia Checco (a differenza di molti politici reali) ha un cuore d’oro e verso la fine vediamo la sua redenzione, un gesto nobile che ci regala quella briciola di speranza necessaria per sperare che le cose possano cambiare.

Concludendo

Un film piacevole che scorre come un guanto: è molto fluido e non ha tempi morti, per cui è difficile annoiarsi. Nunziante riconferma la sua straordinaria capacità di trattare in modo leggero e dissacrante temi importanti come la mala gestione delle risorse pubbliche, basata su sprechi e malversazioni, rendendola una commedia fresca, leggera e frizzante. Consigliato per evadere, ottimo per riflettere.

Voto: 8/10

Marco

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