Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

The night manager

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Hugh Laurie torna sul piccolo schermo: ne varrà la pena? Buona lettura!

L’antefatto

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La sorella di un mio caro amico viene a casa mia, saltellando a piedi pari. “Il tuo amico Dr. House è tornato in TV, ullelè ullalà!”. Io, commosso da un simile eloquio, le chiedo il nome della serie: The Night Manager.

Mi attrezzo or dunque per vederla in Full HD, in italiano, in modo da non perdere nemmeno una singola parola. Ho imparato ad apprezzare Hugh Laurie con House, ero curioso di vederlo in un nuovo ruolo.

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Tra i produttori esecutivi troviamo i due protagonisti (Hiddleston e Laurie); mettendo mano al portafoglio hanno deciso di realizzare questa serie. A partire dalla sigla capiamo che hanno speso: assistiamo ad oggetti pacifici che si trasformano in armi da guerra e viceversa, introducendoci così al tema della serie.thenightmanager_4 thenightmanager_5

La trama

Hugh Laurie qui interpreta un signore delle armi, ricco da far schifo, che finge commozione e umanità con bambini del terzo mondo. Sulle sue tracce un portiere di notte (The night manager) e una paffuta signora gravida, che vuole acciuffarlo per vendicare un torto di secoli orsono (ha visto delle armi chimiche in azione sui bambini, lui si è eccitato e ha deciso di comprarle: lei quindi vuole cacciarlo).

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Il cast è di buon livello, anche le riprese non sono male: tuttavia nel disegno della miniserie (6 episodi da un’ora l’uno) ritroviamo quella flemma tipica della miniserie Sherlock Holmes, dove nonostante ci siano attori di livello e la storia sia interessante l’abbiocco tende a farsi strada, trasformando il plaid in una calda e soffice alternativa.thenightmanager_7

La serie, nel suo complesso, non è malvagia ma un ritmo leggermente più sostenuto l’avrebbe resa più avvincente. A interrompere la monotonia, per fortuna, c’è il protagonista che, quasi in ogni episodio, benedice una ragazza, rendendo così alcune scene decisamente interessanti. Il successo è stato tale che hanno già previsto una seconda stagione.

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Sono ben lontani i tempi del nostro amico House, ma d’altronde è anche la prima stagione, Onestamente Hugh Laurie, in questo ruolo, mi è sembrato molto meno carismatico e potente rispetto al suo alter-ego Dr. House, che regnava sull’ospedale salvando vite umane. Qui interpreta un boss malavitoso ma non ha la stessa presenza scenica e cattiveria del Padrino o personaggi similari, rendendolo credibile ma per certi versi rassicurante.

Le inquadrature dall’alto lo penalizzano maggiormente, in quanto si vede Campo San Pietro che si sta facendo strada: ha una piotta al centro della testa e a breve potranno atterrare i droni di tutto il mondo.

Più cattiveria, un taglio più deciso e tagliare una parte dei dialoghi: vanno bene anche 40 minuti ma il ritmo dev’essere sostenuto e non sonnacchioso. Speriamo nella seconda stagione.

Voto: 7/10

Marco

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