Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

I guardiani del destino

I guardiani del destino

Matt Damon (che evidentemente quando sceglie i film usa più raziocinio di altri suoi colleghi, vedi L’ultimo dei Templari) dopo averci incantato ed emozionato con Hereafter (regia magistrale di Eastwood) prova qualcosa di più leggero, ma non banale: agire sul proprio destino scrivendo pagine che non erano state programmate dal grande Creatore. Promesse mantenute? Vediamolo insieme, buona lettura!

La trama
Il protagonista è un politico che si candida come governatore. Dopo esser stato trombato alle prime elezioni scopre una ragazza che lo rapisce e lo coinvolge emotivamente, ma i guardiani del destino impediranno futuri incontri. Ma il caso, si sa, è più forte di qualsiasi programmazione e lui la rivede; una lotta per stare insieme e far trionfare emozioni pure e autentiche in modo non mielenso o scontato.

Il film nel suo complesso
La storia è abbastanza articolata e ricca di colpi di scena, le scene di azione non sono  fuori dal mondo (pur considerando che si tratta di un tema di fantasia, ovviamente) e Matt Damon risulta credibile in maniera garbata ed elegante. La ragazza, una splendida Emily Blunt al suo apice, mantiene un alone di mistero per quasi mezzo film e ciò intriga piacevolmente la sala.
La fotografia, senza rivoluzioni particolari, coinvolge e porta all’interno della storia lo spettatore, che pian piano deve distinguere le persone comuni da questi guardiani che, grazie ad un libro con vari percorsi, sono “angeli custodi” che fanno accadere gli eventi guidando il corso delle nostre vite.
La colonna sonora è discreta ed elegante, la pellicola miscela nel suo complesso la classica storia presidenziale con intrighi da spy-story per raggiungere l’amore bramato.
Tra i guardiani del destino Matt troverà il classico aiutante (come nella più classica narrazione epica) che, grazie ad uno strumento magico (il cappello), riesce a superare le avversità e a ricongiungersi con l’oggetto del suo desiderio.

Aldilà di Clint Eastwood
Dopo la prova attoriale del film di Eastwood qui Damon si rilassa e gioca con lo spettatore come il gatto con il sorcio, catturandolo in un film dalla storia non banale che si difende discretamente da similari del genere. La qualità narrativa viene anteposta e si vede; l’interesse rimane vivo e i personaggi sono abbastanza ben definiti (per quanto si possa fare in un’ora e 40 di pellicola), abbastanza vivi da spingerti a parteggiare per l’uno o per l’altro.

Giudizio finale
Sicuramente non la pellicola definitiva (i due migliori di Damon da prendere a riferimento sono Will Hunting Genio ribelle con Robin Williams e Hereafter con Eastwood) ma un buon tentativo di fare qualcosa di frizzante senza scadere nel banale o nell’eccesso. Un film piacevole che narra con garbo una storia finalmente diversa, anche se basata su uno schema classico.
Bravi gli attori, buona la regia, montaggio coinvolgente; finalmente una regia che, oltre ai muscoli, usa anche il cervello. Vale la pena.

Voto: 8/10

Marco

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