Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

La vetrina sociale

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Dal grande fratello orwelliano a quello di Canale 5, passando per il Truman Show: la nostra vita è sotto i riflettori ormai, la democratizzazione di Andy Warhol con i suoi 15 minuti di celebrità si è avverata. Ma cosa ci sta succedendo (e soprattutto verso dove stiamo andando)? Buona lettura!

Da quando il Grande Fratello irruppe nelle nostre case la nostra vita cambiò (in meglio o in peggio, a voi la scelta): dopo aver esposto per anni prodotti nelle vetrine ora si assisteva alla mercificazione dell’essere umano. Ci ritroviamo quindi come tanti professori dal camice bianco che osserviamo le nostre cavie da laboratorio, con la differenza che al posto di bianchi topolini troviamo debosciati (a tratti cerebrolesi) che vogliono farsi mantenere dallo sponsor di turno e dormire per 3 mesi.

La colpa, dopotutto, non è loro: se una società permette queste scorciatoie è giusto che qualcuno ne approfitti e le imbocchi. E così i 15 minuti di Warhol si dilatano e diventano i trenini a Buona Domenica, le ospitate per un anno in discoteca (fino all’arrivo dei nuovi concorrenti, ovvio), ostriche e champagne fino all’oblio più assoluto. E poi?
Alla fine di questo vortice mangereccio e spendereccio moltio si sono rimboccati le maniche e hanno finalmente preso in mano qualche libro, in modo da poter recitare in modo decente (vedi Luca Argentero e Pietro Taricone): non saranno i nuovi Gassman e Totò ma hanno dimostrato impegno e buona volontà.

Gli altri sono tornati a gestire palestre, pizzerie, strip club, bar, forni e hanno considerato il GF come una bella parentesi di notorietà, grazie per il distrubo, torno a casa.

La vetrina mediatica che viene offerta, quindi, permette una visibilità immediata senza aver compiuto una beata mazza (una popolarità scevra da meriti di qualsiasi tipo, se non quello della bellezza fisica), una gita scolastica sotto gli occhi di tutti, con relativi scherzi e burle da caserma.
Tutte queste formichine che si affollano sotto gli studi Mediaset per partecipare a questi reality di dubbio gusto (partendo dal GF arriviamo a rispolverare vip del passato con la Fattoria, l’isola dei famosi e via elencando), per avere la loro occasione: ricorda l’emigrazione degli italiani all’estero in cerca del sogno americano.

Fare ironia sui nomi dei reality, spesso, è come sparare sulla croce rossa: aveva ragione mia nonna a dire che erano braccia rubate all’agricoltura! E poi isola dei famosi, ma quando? Cioè quando sono stati famosi, ai tempi di Caterina Caselli quando cantava Perdono? Riescono a diventare autoironici nella loro stessa descrizione.

La nuova vetrina dove tutti vogliono andare è la televisione e il geniale ed istrionico Corrado se n’era già accorto in tempi non sospetti: la sua Corrida portò (prima in radio, poi sullo schermo) tante umanità allo sbaraglio, senza nessuna pretesa di essere presi sul serio, che volevano passare una serata in allegria mostrando cosa sapevano fare nel tempo libero.

La Disney ha creato in Francia delle piccole città ideali, dove le persone vengono selezionate in base al loro carattere e vivono in queste case da favola, The Truman show per la realizzazione di Seaheaven si è ispirato a queste piccole cittadine perfette, il confine tra la realtà e la fantasia diventa sempre più labile.

Il Truman show, com’è facile intuire, è un’estremizzazione ma quanto si discosta dal nostro modo moderno di vivere? Ovunque andiamo ci sono telecamere, strisciamo carte di credito, prendiamo mezzi che con i nostri biglietti monitorano i nostri spostamenti. Lungi da un controllo generalizzato in stile GF dobbiamo riconoscere che la nostra vita è perfettamente ripercorribile in ogni movimento quotidiano.

Forse dovremmo fermarci e riflettere su quanto valga realmente la pena di metterci in mostra, di svendere la nostra anima su mezzi imeprsonali che ci rappresentano come giullari di corte nella casa di 56 (ormai saremo anche a 60) milioni di italiani.Qual è il limite di questo colossale voyeurismo, quando sarà il caso di dire basta a questa morbosa curiosità dei fatti altrui?

Speriamo di non arrivare, come in un noto film, alla roulette russa in diretta: per uno spettacolo, per una manciata di ascolti e qualche sponsor non vale la pena morire.

Marco

 

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