Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Mac Mini G4 oggi_parte 1

Mac OS X Tiger

Mac OS X Tiger

È possibile oggi ridare vita ad un caro Mac Mini G4 (senza bluetooth e airport) e renderlo wireless con una connessione N, stampare senza fili e utilizzarlo per navigare e stampare qualche ricetta? Con un po’ di amore e tanta pazienza sì, si può fare: ecco come, buona lettura!

Perché
Il G4 è stato l’ultimo processore montato sui computer “piccoli” (il G5 scaldava troppo e aveva bisogno di 3 ventole su un Mac Pro) che riusciva ad essere più performante dell’Intel, a reggere una grafica più bella (parliamo di Tiger e Leopard) di XP impallandosi pochissime volte.
Va detto che, come tutti i recuperi storici, dobbiamo sapere quello che stiamo facendo e avere programmi/attrezzature compatibili con gli standard dell’epoca; ma non preoccupatevi, niente di giurassico, Tiger ha retto fino al 2007.
Vogliamo quindi mantenere Tiger, installare programmi extra, condividere la stampante laser senza fili e navigare a velocità N senza Airport.
Forza allora!

Dove
Cerchiamo su eBay un Mac mini G4 (se trovate Intel meglio, ma il prezzo sale oltre i 200 euro): senza accessori lo paghiamo 120/150 euro, “vestito” (con tastiera e mouse originali apple) anche 180/190. Chiediamo SEMPRE i cd originali e il funzionamento: cambiare un disco fisso o un altro componente, anche montandocelo da soli, può costare un centinaio di euro per cui occhio alla penna (e alla mela, visto che siamo in tema). Per il wi-fi spenderemo circa 20 euro di adattatore e, se vogliamo un disco esterno di backup, l’adattatore usb/Firewire per riciclare un disco pata ci costa 25 euro (altrimenti usiamo un disco usb e stacchiamo i vari cavi, a seconda di come siete più comodi).
La guida è redatta per una soluzione wireless N: se in casa avete una wireless G dovrete seguire le stesse istruzioni ma acquistare un adattatore diverso.

Specifiche
Gli standard del Mac Mini g4 che ho trovato sono: Processore PPC G4+ a 1,25 Ghz, 1 gb di ram (è il massimo, minimo 256 mb) e disco fisso da 40 GB ultra ATA, 2 porte usb 2.0, firewire 400, masterizzatore CD e lettore dvd (combo),  modem 56k integrato e porta ethernet. Airport e bluetooth opzionali (poco male, l’airport di serie era una G), ma se acquistate un mac mini Intel trovate anche le “Airport compatibili”, schede che per un centinaio di euro vengono riconosciute nativamente dal sistema (simulando di fatto un Airport extreme) e ricevono segnali wireless a velocità N, il nostro obiettivo. Obbligatorio l’adattatore DVI-VGA per collegarlo al vostro display/televisore, molti lo forniscono, voi richiedetelo sempre.

Come
Una volta acquistato il Mac mini accendiamolo e vediamo se funziona tutto: lo facciamo partire, mettiamo CD/DVD, vediamo se gli altoparlanti interni sono ancora vivi, facciamoci un giretto per vedere la velocità di sistema. I G4 godono particolarmente con Tiger, Leopard li rallenta troppo ammazzandoli sui tempi di risposta (inoltre considerate il disco fisso piccolo, sempre che voi non vogliate smontarlo e mettere un 160 gb). Se il proprietario precedente non l’ha fatto inseriamo il primo disco di Tiger (sono 4 CD) e facciamo partire l’installer, inizializzandolo da zero e rimuovendo ogni residuo del vecchio proprietario. Se ci ha lasciato a piedi cerchiamo i dischi RETAIL o universali (non quelli grigi dati con i computer, quelli sono specifici e non trasferibili) e acquistiamoli. Se invece dei dischi il venditore ci manda le immagini disco, facciamo anche prima: dopo aver scaricato 1,83 GB di materiale (formato .dmg) le spostiamo in Utility disco e le masterizziamo su normali CD (velocità 16x, 24x è un po’ troppo).
Se vogliamo avventurarci possiamo anche lanciare l’installazione da FireWire: teniamo premuto il tasto ALT prima del suono d’avvio e carichiamo l’hard disk esterno (che dev’essere formattato in HFS con mappa partizioni Apple) con il sistema desiderato. Meglio farlo con Leopard, 7 e rotti GB su un unico supporto; con Tiger la cosa diventa problematica.

Il supporto WiFi (aboliamo i fili)
Ora se vogliamo veramente navigare (sempre che non preferiate il 56k integrato) e far riconoscere il piccolino all’Airport Express di casa (ma stesso discorso vale per i router classici) dobbiamo procurarci un’antenna esterna, soluzione molto più economica e semplice della base Airport. Giocoforza vuole che se avete il router vicino acquistate un cavo Ethernet 5E (meglio se schermato) e avete risolto. I produttori, spesso per pigrizia, non mettono sempre il supporto Mac OS X e così dobbiamo trovarlo noi.

Evitiamo i connettori dongle: sono piccoli, facili da perdere e arrivano massimo a 150 mbps; anche viaggiando sulla N a 2,4 Ghz ci si siede ad aspettare e si beve un cappuccino, inoltre hanno una portata limitatissima (nella stessa stanza dell’Airport il connettore andava a scatti, figuriamoci al secondo piano).

Puntiamo quindi sui connettori più grossi, da 300 mbps sempre N dual band, in modo che abbiano una maggiore flessibilità: se, ovviamente hanno un’antenna che potenzia il segnale e il supporto Mac OS X ancora meglio. Il problema, per questi affarini, è trovare la compatibilità del chip: basta un chip diverso dallo standard Ralink o simili e siamo fregati.

La soluzione
Non volendo scendere alla connessione G (30 mbps, peggio che andare a piedi camminando sulle mani) troviamo l’Edimax EW-7612UAn: pagata 20 euro in negozio (quindi sul web sarà più economica), offre la compatibilità a Mac OS X 10.4.xx e Linux senza battere ciglio. Supporta anche il WPS, per chi ha router con questa specifica.
Una volta installata con il software Edimax (apro il cd, scelgo Mac drivers e trovo 3 zip: 10.4, 10.5, 10.6, se volete cambiare Mac arriva fino a Snow Leopard) devo farla riconoscere dalle preferenze di sistema. Io ho un modem che si attacca all’Airport, per cui ho dovuto mettere i dati PPPoE e abilitare AppleTalk (le reti Bonjour all’epoca si chiamavano così): questo per il semplice motivo che io non voglio solo la rete wireless, ma condividere anche la laser a colori.

Stampare wireless
All’inizio ho sudato freddo, non sapevo la compatibilità della stampante: potevo usare il driver PostScript generico ma è sempre un ripiego: meglio il dedicato. Con mia enorme sorpresa vedo che la Samsung offre compatibilità addirittura fino al 10.3, per cui Tiger lo digerisce benissimo: inserisco il disco, installo i driver per una stampante di rete e via con il liscio.
Ora la ricerca stampanti ha trovato la Samsung CLP-325 (condivisa via USB dall’Airport), la installa con il suo driver e posso configurarla (le imposto un profilo BiancoNero, giusto per gradire un risparmio sui toner a colori).

Per la tastiera potete riciclare una Apple estesa e mouse Logitech senza fili: in alternativa prendete una tastiera PC e fate la mappatura dei tasti ctrl, alt e similari (cosa che, sinceramente, avendo già la tastiera pronta non ho fatto).

Nel prossimo articolo ci dedicheremo al software: cosa installare e come recuperare spazio!
Buon divertimento con il vostro Mac Mini d’epoca!

Marco

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