Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

homealone2_7 Piccoli dinamitardi ritornano (con Mr. Duncan, stavolta): buona lettura!

La trama

Dopo aver perso il figlio il primo anno quest’anno sono molto più attenti: contano tutti i membri guardandoli in viso, mica ciufole e pandori scaduti.

Tuttavia l’ossessione demenziale di Kevin per il cambio delle batterie del suo registratore portatile lo divide dalla famiglia: loro in Florida, lui a New York.

Per aggiungere enfasi alla tragedia i due criminali dell’anno scorso sono evasi di prigione, pronti a colpire il negozio Duncan (vetrina storica di giocattoli costosissimi, che purtroppo ha dovuto abbassare le serrande qualche anno fa) per rubarne il succoso incasso. Toccherà al nostro piccolo gerarca dai biondi capelli riportare l’ordine, la pulizia e l’onore in attesa dell’arrivo della polizia.

Lo zio pedofilo

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Forse grazie al doppiaggio, chi può dirlo, forse grazie alla fortuna, ascoltando i dialoghi si capisce che lo zio Frank, oltre ad essere uno che vive di free drink e scrocca i viaggi al fratello, è pure pedofilo.
Quel piccolo intrigante non lascia adito a dubbi. Ma la gioia e le festività natalizie, sono intatte, non preoccupatevi.

Ospiti internazionali

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A fronte di una nuova città e di una trama ricopiata pedissequamente occorreva inserire volti e luoghi famosi, in cui ogni americano medio potesse identificarsi.

Troviamo il lussuosissimo Plaza di New York, dove anche i servizi igienici sono d’oro zecchino nella suite e Donal Trump, attuale presidente, che indica a Kevin la strada per la reception, anziché quella per la galera (visto i reati che Kevin ha commesso e continua a commettere). Non è un caso se dal terzo film in poi troviamo altri bambini: Kevin sarà in carcere a spacciare rosmarino per allungare l’ora d’aria, compiacendo corpulenti detenuti.

Altra location storica che compare nel film è Duncan, dove potevi acquistare peluche da vari migliaia di dollari (imbottiti con animali veri, probabilmente). Purtroppo ha chiuso i battenti qualche anno fa, a fronte della crisi galoppante e dell’impoverimento drastico della classe media americana. Un vero peccato.

La coraggiosa homeless

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In mezzo a Kevin che si comporta, come nel primo film, da perfetto imbecille o da adulto di 50 anni (dipende dai momenti), troviamo meravigliosi comprimari.

Tra questi merita una nota di merito la barbona piccionara, che a causa di un amore fallito ha inspiegabilmente perso lavoro, casa e assicurazione previdenziale, finendo a dialogare con piccioni putridi e zozzi (non a caso House li definisce topi con le ali).

Un personaggio sensibile, pacato e riflessivo che conferisce quel minimo di spessore al film, almeno per 10 minuti, interrompendo momentaneamente le torture medievali inflitte da Kevin ai due malviventi.

La galera non è abbastanza

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Con la perizia e il sangue freddo di un gerarca nazista vediamo confermate le mie teorie sul primo film: nella scena sopra Kevin aumenta in modo consapevole e cosciente il voltaggio dell’alimentatore, mentre un umano a pochi metri da lui non riesce a staccarsi dal rubinetto, urlando come se fosse posseduto e passando, per pochi secondi, direttamente allo scheletro.

Di fatto è una semplificazione della sedia elettrica, con la differenza che il ladro in questione è ricoperto di vernice altamente infiammabile. Altro che riformatorio, galera dura e pura. E buttiamo anche la chiave, zio assassino.

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Concludendo

Io, sinceramente, di mostrare a mio figlio un bambino che dà fuoco alle persone e le brucia sulla sedia elettrica, non ho molta voglia.

Da vedere insieme alla famiglia, spiegandogli che se si azzarda a fare una cosa simile lo mando a vivere sotto i ponti diseredandolo, forse sì.

La cattiveria di Kevin aumenta e così aumenta il potere distruttivo delle armi: ora passiamo al kerosene, alla corrente diretta e punizioni corporali. Capisco il doversi difendere da pericolosi criminali ma basta un teaser a 10.000 volt, è più che sufficiente. Non c’è bisogno di torturare le persone per 40 minuti.

Giudizio molto semplice: la copia del primo con location più affascinanti e qualche ospitata famosa, niente di più. Vedere certe torture fisiche dovrebbe far piangere, anziché ridere.

Non stupiamoci se poi alcuni ragazzini scendono in strada, in Sud America, e finiscono le persone a colpi di machete o se abbiano adolescenti che bruciano i cassonetti (o animali vivi, purtroppo) per “vedere l’effetto che fa”, citando il grande Jannacci.

Detto questo rimane un film piacevole per tutta la famiglia (con le avvertenze di cui sopra), per passare un allegro e sereno Natale bruciando questa videocassetta nel camino di casa.

Meglio un po’ di nastro che evapora piuttosto che un figlio in galera no?

Voto: 7/10

Marco

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