Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

calzini_orrendi Un gioioso Natale minato da calzini insidiosi: buona lettura!

Pur trattandosi di eventi reali e documentati ho inserito nomi di fantasia per tutelare l’incolumità dei nostri informatori sotto copertura.

Anno solare 2005

Nell’anno in cui la leva diventava volontaria, Google acquisiva Android e nasceva Youtube usciva il Nokia N70 (prezzo di lancio sui 400 euro, se non ricordo male). Il sogno di ogni ragazzo, un cellulare che poteva far tutto (antesignano dei moderni smartphone, senza touchscreen ovviamente) tranne forse telefonare.

Mi ritrovai coinvolto per un giro strano in una gioiosa festa di Natale meridionale.

Come da tradizione mi sono ritrovato di fronte ad una tavola riccamente imbandita: baccalà impanato, stoccafisso, strufoli appena fritti che emanavano fumi pari a quelli di Chernobyl, un odore di unto e fritto che impestava la casa come la peste bubbonica ai tempi di Renzo e Lucia.

Dopo essermi fatto strada con i lacrimogeni riesco finalmente a sedermi, cenando con la mia famiglia e i loro amici, una coppia con origini meridionali che vive al Nord ormai da tempo immemore.

Tra un iamme bell e accatt quest o quell siamo arrivati alla conclusione della cena, con gente che rotolava per la sala come una palla medica, invocando pietà con un filo di voce soffocata dai rigurgiti.

Dopo tre ricoveri, cinque emergenze e due coma glicemici sfiorati (per fortuna il marito della signora ospitante è dottore) siamo arrivati al momento dell’apertura dei regali, con le lacrime agli occhi non tanto per il clima natalizio quanto per i piatti appena ingurgitati.

La smania indescrivibile

Al figlio Roberto poco più che trentenne avevano regalato il Nokia N97 nuovo di pacca, già scartato due settimane prima perché resistere fino al 23/24 dicembre era troppo arduo (la smania lo divorava vistosamente).

A quanto pare il cellulare di prima aveva preso fuoco per autocombustione spontanea, per cui ha aperto il pacco e stava già smanettando sul telefono come un hacker russo dall’esperienza consumata.

Ci siamo ritrovati per la vigilia di Natale di fronte all’albero, arredato con sfere di dubbio gusto con luci multicolor che hanno trasformato l’albero di Natale in una discoteca ambulante.

La madre Jessica, quasi cinquantenne all’epoca (e milf di tutto rispetto, va riconosciuto), non è riuscita a trattenersi dal mettere qualcosa nella scatola del telefono così, dopo aver acquistato il telefono nuovo e aver sborsato un regalo in contanti considerevole, ha dovuto inserire l’aggiunta.

L’aggiunta è spesso più pericolosa del regalo stesso: non è richiesta, viene scelta dalla madre che si affida a commessi sedicenni che si drogano di MTV e pantaloni col risvoltino da mattina a sera, con un senso del gusto che in molti non esiterebbero a definire orrido.

Non a caso non facciamo votare o guidare i minorenni: c’è un valido motivo.
Roberto quindi scarta il regalo senza timori, certo che nulla possa accadere: il regalo è nella sua tasca e sta vibrando da due ore, a forza di messaggi a rotta di collo.

Nulla può turbare la quiete dei giusti.

Tuttavia Jessica, con la sua smania di strafare (legata anche alla sua ossessione consumistica), è riuscita in ciò che molti credevano impossibile: rovinare un regalo perfetto.

Una lacrima sul viso
lacrima_uomo

Aprendo la scatola del Nokia N70, infatti, anziché una ricarica telefonica su scheda o una custodia per il telefono (regali aggiuntivi ammissibili e graditi), il figlio Roberto trova due calzini color feci (marrone) a righe viola prugna che avrebbe rifiutato perfino un albanese al mercato clandestino di Porta Portese.

Erano talmente orrendi che il disgusto sul viso di Roberto si mescolava al conato imminente, portandolo a rifiutare gentilmente il regalo, sottolineando che faceva veramente evacuare.

La madre Jessica, sconvolta come un politico quando viene accusato di brogli elettorali durante un dibattito pubblico, era esterefatta: la commessa che ballava sulle canzoni di Justin Timberlake assunta il giorno prima, con la sua consumata esperienza, aveva toppato di brutto.

“É di moda, è di moda!” continuava a ripetere come una condannata sul patibolo.
Il mio collega, se può aiutare, gira in questi giorni con una fune da marinaio per reggere i pantaloni. La cosa buffa è che li ha acquistati così, non è stata una soluzione dell’ultimo momento. Anche lui dice che sono di moda.

Io forse sarò classico? Antico?
Può essere. Tuttavia ho il buonsenso di mettere la mia esperienza personale e il buongusto maturato dopo anni di fronte ai calorosi consigli di una commessa che ha scoperto ieri l’uso corretto del biberon.

Con un’aria di tensione che si poteva fendere con la motosega e dei calzini orrendi posati sul tavolo come le spoglie del caro estinto si è conclusa la serata, con la certezza che sarebbero stati cambiati il giorno successivo.

Ad accompagnare questa restituzione il traffico natalizio, i parcheggi a pagamento (sono stati acquistati in un negozio del centro storico) e una fila di improperi che farebbero sbiancare San Pietro.

Sicuramente questa donna eviterà, per il futuro, di acquistare calzini improponibili per arricchire qualcosa che, evidentemente, non ha bisogno di aggiunte.

Serene festività a tutte,

Marco
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