Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Ad un passo dal buio

Casco AGV salvatore

Nella vita non capita spesso di ricevere una seconda occasione. In alcuni momenti, quando sei in bilico tra la vita e la morte, ti rendi conto del dono che hai ricevuto e di quanto sia importante sfruttarlo al massimo; storia di una vita salvata grazie ad una serie di coincidenze, un casco integrale e una buona dose di fortuna. Buona lettura!

Un tranquillo pomeriggio
Nell’afosa estate emilana era un pomeriggio sonnacchioso, tranquillo, di quelli che ti stimolano a cercare qualcosa di nuovo, di diverso.
Tutti i miei amici erano impegnati e così, io e il mio Typhoon nero (scooter della Gilera ora prodotto dalla Piaggio, 50 cc) decidiamo di fare un giretto per Rovereto.
Abbigliamento: pantaloni in cotone sotto il ginocchio, maglietta e scarpe da ginnastica. E per fortuna casco integrale.
Il motore, nonostante gli anni, romba ancora scattante e ha voglia di esprimersi: il suono orgoglioso esce dalla marmitta e il differenziale, appena cambiato, rende le performance ancora più scattanti.
Nonostante il calore del casco integrale canticchio e mi rilasso, un bel giro intorno a Rovereto è quello che ci vuole. Non avrei immaginato che sarebbe stato l’ultimo per tre mesi.

Il momento di paura
Mentre sto percorrendo la strada che conduce alla zona industriale di Rovereto, a due corsie e confinante sulla destra con un fossetto chiuso per sorreggere la ciclabile, accade l’imprevisto; la precarietà delle due ruote non ha permesso di correggere l’errore, con un’auto probabilmente non me ne sarei nemmeno accorto.
Mentre mi sto godendo la scarrozzata in scooter la ruota davanti slitta impercettibilmente dall’asfalto al confine, fatto d’erba e terra.
Per un’auto si sarebbe trattato di un sussulto, con la stabilità delle altre due ruote si sarebbe spostata più a sinistra risolvendo il problema; con due ruote il pericolo è in agguato.

La forza di gravità
La ruota davanti, messa di fronte a questo confine incerto, perde la sua aderenza sulla strada: è la fine. Lo sterzo diventa ingestibile dimenandosi a destra e a sinistra furiosamente, lo scooter rovina a terra avendo perso la stabilità e l’equilibrio, scivola sulla destra cadendo sull’erba e il mio Nokia 3310 fa un bel volo in avanti. Ormai sono una trottola in balia del fato, non ho più elementi che mi trattengano: vengo sbalzato verso l’asfalto nella caduta. Pum, patapum, bum, tack.
Quattro colpi secchi che rimbombano sordi dati dal casco e abrasioni superficiali, nessuna rottura, slogatura o colpo di frusta. Nessuna macchina nella corsia opposta.
Riesco a rialzarmi ancora traballante per lo shock, contattando le persone vicine che mi soccorsero in modo da raggiungere casa.
Il cellulare, dopo un volo del genere, aveva lo schermo a cristalli liquidi frantumato; la mentoniera del casco ha riportato l’abrasione che vedete in foto. Lo scooter ha ricevuto solo un’abrasione laterale, risolvibile con un piccolo intervento di carrozzeria.

La seconda occasione
La perdita di aderenza, imputabile ad un confine ballerino e alla mia inesperienza, mi ha fatto vivere un’esperienza sconvolgente, portandomi a rivalutare le cose e a ringraziare per la seconda occasione ricevuta. A molti ragazzi che, come me, fanno dei voli in scooter, spesso questa possibilità viene negata: impatto con un altro veicolo al momento della caduta, ostacoli vari, piante.
Ora il casco è nella mia stanza e fa bella mostra di sè, ricordandomi il mio amore per la libertà data dalle due ruote che sfrecciano nel vento ma anche l’importante possibilità che mi è stata donata.
La possibilità di vivere intensamente, senza fermarsi come a volte succede davanti a stupidi ostacoli a convinzioni stantie, abbattendo i limiti che spesso albergano solo nella nostra mente.

La voglia di vivere
Molti, dopo episodi simili, decidono di non toccare mai più un mezzo a motore e si negano la possibilità di imparare e migliorare. Io, pur con le medicazioni del caso, non vedevo l’ora di tornare in strada (ovviamente in attesa della patente e della successiva auto di famiglia da guidare) per dimostrare a me stesso e a gli altri che era soltanto un caso isolato, uno sporadico episodio legato ad una serie di coincidenze sfortunate. Per natura mi piace approfondire il funzionamento delle cose, imparare quanto più possibile sul funzionamento degli oggetti in modo da poterli sfruttare al massimo delle loro potenzialità. Sono questi momenti concitati, duri e intensi che insegnano ad apprezzare le piccole cose e la bellezza della vita, con una voglia di fare e di costruire un futuro più forte di prima.
Il casco integrale è stato, inconsapevolmente, il mio angelo custode. Grazie.

Marco

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Commenti su: "Ad un passo dal buio" (2)

  1. Pascuale ha detto:

    Mi dispiace molto, più che altro per lo scooter… Consiglieresti quindi questo casco?
    La prossima volta che esegui uno stunt cerca di riprendere questi momenti.

    • Purtroppo all’epoca non c’erano le GoPro. Sicuramente consiglio un casco integrale, AGV o Nolan sono le marche più conosciute.

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