Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

The social network

Una storia finita in tribunale, un genio di Harvard che si ritrova con una società da 25 miliardi di dollari, il creatore di Napster, belle ragazze e il clima delle confraternite di Harvard: finalmente la recensione sul film più atteso del 2010, buona lettura!

La storia in breve
Mark viene piantato dalla sua ragazza perchè troppo logorroico, analitico, ossessivo-compulsivo e -a tratti- veramente stronzo.
Il ragazzo si sfoga sparando a zero su di lei nel suo blog personale: nel mentre crea FaceMash, facendo incetta di tutte le fotografie universitarie di ragazze e mettendole a confronto con un algoritmo matematico.
Grande successo, primi problemi: la rete di Harvard crolla sotto il peso delle visite al sito, punizione tramite lavori sociali.
Dai due soci iniziali arriverà anche il terzo, il fondatore di Napster Sean Parker (dal passato più che discutibile): grandi gioie, grandi problemi, finale agghiacciante.

Cenni storici
Napster è stato il primo programma peer-to-peer che permetteva il download gratuito di musica su Internet, ideato da Sean Parker e Shaw Fanning.

Il film
Basato ancora una volta sul romanzo di Ben Mezrich (The accidental billionaire, già autore di The Blackjack club da cui venne tratto 21), The Social Network racconta la storia sopra citata con un flashback altalenante, che ci riporta alle origini di tutto ciò. Vediamo, per ogni affermazione pronunciata dai partecipanti alla causa, le origini e il momento in cui sono avvenute.

Non è un documentario, dura 2 ore (ma sono abbastanza scorrevoli), i passaggi veramente tecnici (ovvero strettamente informatici) sono pochi rispetto all’argomento trattato.

Nel complesso The Social Network si poneva una sfida abbastanza ardua: parlare della nascita dei social network senza far piombare nel sonno mezza America. Grazie ad espedienti narrativi intelligenti e ad un ottimo livello dei dialoghi il film rende, appassiona, mostra come la forza di un’idea possa avere la meglio sul potere, sul denaro, perfino sull’amicizia e l’amore.

Mark Zuckerberg, nel film, appare come un nerd bistrattato che deve vendicarsi per qualcosa e fa esplodere la bomba: poco importa dei soldi, l’importante è crearsi un nome. Dopo Sean Parker (interpretato così e così da Justin Timberlake) mette lo zampino, portando gli investitori che contano e i soldi veri: la società cresce e si arriva al milione di visitatori.

Nel mentre succede quello che potete immaginare: successo, ragazze, onori, rapida espansione e… una lettera di diffida, scritta da due colleghi che reclamano la proprietà intellettuale dell’idea.

Alla fine, come la storia insegna, davanti a grandi società queste cause sono le briciole per il pollaio: un bell’assegno e ognuno torna a casa contento (e con i contanti, per dare un’idea: 65 milioni di dollari), tanto la società può permetterselo, visto il valore quotato a 25 miliardi di dollari.

Facebook, nato dalla mente ubriaca di uno studente di Harvard, è il secondo sito più visitato al mondo dopo Google, ha 500 milioni di iscritti, si è commercializzato, ha introdotto giochi e fotografie, è mutato (WhatsApp, il noto servizio di messaggistica VoIP, ha una base da 1 miliardo di utenti, giusto per dare un termine di paragone).

Ideale per chi…
Ama la dialettica intelligente, i dialoghi ben costruiti, le storie di potere e successo con le relative cospirazioni ed intrighi, cerca qualcosa di diverso dalla solita commedia/thriller/musical, vive su Facebook, conosce Facebook, vuole conoscere le origini di Facebook.

Il parere del contadino
Questi film outsider lanciano storie su fatti recenti cercando di narrare la storia contemporanea, rendendola interessante e vibrante. Sicuramente un film da andare a vedere, regia attenta ai particolari e attori ben calati nel ruolo, dialoghi al fulmicotone e sfide all’ultimo bit: un modo per vedere come, anche se sei il più giovane miliardario del mondo, a volte puoi rimanere solo a chiederti dove tutto questo successo ti abbia realmente portato.

L’ultima scena ci mostra la reale ed autentica incapacità comunicativa di Zuckerberg (il che è un paradosso, per l’inventore di Facebook), rilegata in una mente geniale e in un corpo esile, che però fanno fatica ad affrancarsi e a dimostrare un lato vagamente umano, che non sia composto da codici macchina e numeri.

Voto: 8/10

Marco

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Commenti su: "The social network – La recensione" (2)

  1. i pro e i contro dell’essere un genio! …

    cobain86–>Infatti, saggia donna… ma se al cinema non mangi solo patatine oltre agli sfavillanti pro vedi anche i contro, che non sono da meno. Grazie per il commento!

  2. […] Boyle (The Millionaire e 127 ore) alla regia e Aaron Sorkin (The social network) alla sceneggiatura ci propongono la seconda biografia di Steve Jobs, basata sul libro di Isaacson. […]

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