Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Ciao, Steve

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È luogo comune pensare che il capitano, per fedeltà e dedizione, decida di affondare assieme alla propria imbarcazione. Quando però questa nave si chiama Apple e vale quasi 400 dollari ad azione, la lungimiranza suggerisce di lasciare il posto ad un degno successore. Parliamo dell’addio di Steve Jobs alla Apple; buona lettura.

Chi è Steve
Steve Jobs era co-fondatore assieme a Steve Wozniak (detto Woz) della Apple, una delle più grandi società informatiche al mondo, con un giro d’affari che spazia dalla vendita di servizi multimediali ai tablet, computer, melafonini, lettori mp4 e chi più ne ha più ne metta. È riuscito nella sfida titanica contro la Microsoft, affermandosi nel nascente mercato dei device portatili con una politica ferrea, decisa, senza sconti e regolata da una filosofia altrettanto inflessibile che non permette il superfluo o le cose brutte.

La più grande preoccupazione
Il 25 agosto 2011 a Wall Street le azioni Apple hanno perso un secco 7%, visto il recente commiato del suo CEO storico, segno che il mercato fiuta un pericoloso cambio di rotta. Dalla nuova nomina di Tim Cook, braccio destro di Jobs per 13 anni, leggiamo (nella lettera rivolta ai dipendenti) che è spinto da una santa passione, da un fuoco indomabile che ricorda Jobs agli inizi con l’amico Woz nel garage. Promette di mantenere la stessa filosofia costruttiva e ideativa, evitando (si spera) le porcherie commesse dai precedenti CEO che intervallarono la dirigenza Jobs alla guida della Apple.

Lo specchio è alle nostre spalle: appena Jobs lasciò alla Apple successe di tutto: progetti iniziati e mai finiti, il sistema operativo svenduto a cani e porci senza il minimo guadagno, idee troppo ambiziose che si allontavano dal core business di Apple e rubavano risorse ed energie alle attività principali. Comprensibile che si sia diffuso il panico in borsa, il rischio di un crollo imminente è vivo ma, per ora, sembra che le fondamenta tengano, non stiamo ancora imbarcando acqua. Speriamo che sia tanto rumore per nulla, come spesso accade nel movimentato mercato azionistico.

Jobs, nel caso servisse ricordarlo, ha dedicato la sua vita alla Apple, portando idee nuove, innovazioni, artisti, designer di prima categoria, sognatori che volevano condividere e realizzare qualcosa di veramente innovativo per chi aveva una voce fuori dal coro, qualcosa in più da dire, una visione più ampia e originale delle cose.
Persone che non passano il tempo libero a programmare o ad intasare la tastiera di codici, insomma il resto di noi. Persone che vogliono gestire la grafica audio e video in modo semplice, che vogliono un sistema operativo scattante e reattivo quando serve, ma poco invadente durante le pause di relax.

Un modo diverso di concepire le giornate passate al computer, basate ed incentrate su quello che puoi fare, piuttosto che su quello che ti serve per farlo. Siediti e clicca, se hai una mano e sai cliccare non ti serve altro: così recitava, parafrasando, una delle prime campagne stampa sul Macintosh, la semplicità e la razionalità a portata di tutti.

Steve, a costo di risultare impopolare, spesso decise di togliere quello che tutti consideravano necessario, allargando l’orizzonte verso nuovi confini; se in alcuni momenti ha toppato (vedi la scelta del lettore dvd al posto del masterizzatore di cd) in altri ha stravinto, come la rimozione del floppy disk, la virtualizzazione dei contenuti abbandonando i supporti fisici ed ottici.

Tim Cook si ritrova a condividere qualcosa di più grande rispetto ad una semplice azienda; la nostra consolazione è sapere che sarà supportato da un team di eccellenze, persone che nel loro campo risultano degli outsider, i numeri uno. Se Cook riuscirà, con educazione e delizatezza, a dirigere questa preziosa orchestra potrà raccogliere questo bramato testimone e guidare la Apple verso un futuro ancora più radioso di quello attraversato fino ad oggi.

Facci sognare, Tim. Aspettiamo la prossima “cosa” (citazione dal siparietto “one more thing…” che accompagnava le presentazioni di Jobs, ndr) che vorrai mostrarci per rivoluzionare, ancora una volta, il nostro modo di vivere multimediale.

Marco

 

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