Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Wall Street

Wall Street_statua del toro

Wall Street_statua del toro

Ispirato dall’enorme successo del primo blockbuster Wall Street (1987) calca di nuovo le scene dopo 23 anni. Vale la pena vederlo o è solo un misero seguito? Il denaro non dorme e noi lo seguiamo: ecco la recensione, buona lettura!

La storia in breve
Douglas esce di galera dopo aver scontato la pena di 8 anni (come dice lui stesso gli assassini ne scontano 5) per insider trading, perpetuato nel primo capitolo del 1987. Guadagnava conoscendo in anticipo informazioni riservate di una piccola compagnia aerea, avute di primissima mano da un ragazzo il cui padre era un dipendente della suddetta società. Dopo aver pagato il suo debito con la società lancia un libro, scopre che la figlia si sta per sposare con un ragazzo ecologista ma smanioso di denaro: Gekko dovrà cercare di recuperare il rapporto con la figlia, viste le evidenti mancanze come padre.

Impressioni a caldo
Nel complesso le due ore del film scorrono abbastanza agevolmente, anche se in alcuni punti si poteva tagliare ed arrivare a 100 minuti tondi tondi. Gli attori se la cavano abbastanza bene, anche se Winnie con le sue manie no global e no profit a tratti risulta esasperante nel suo continuo saltellare fregandosene della fortuna che il padre le ha lasciato (un fondo da 100 milioni di dollari in Svizzera, e scusate se è poco).

Il film tratta della crisi attuale, basata su mutui subprime e altra immondizia del mercato (come viene definita da Gekko nel film) che ha portato alla chiusura di diverse banche d’investimenti. Scopriamo così che molte banche godono nel rifilare questi titoli trash al Governo statunitense, che li paga onde evitare il fallimento e perdite rilevanti di posti di lavoro.

Il finale tende ad un buonismo quasi miracolos, che può essere solamente giustificato dalla comprensione del valore del tempo rispetto a quello del denaro. Gekko quindi evolve come personaggio, lasciando uno spiraglio aperto su possibili cambiamenti dell’animo umano (e soprattutto dopo aver intascato da 100 milioni la bellezza di un miliardo di dollari).

Lo spuzzettare di Winnie, quindi, alla fine viene placato e tutto finisce a tarallucci e vino, con i cattivi dietro alle sbarre ed il trionfo della lacrima facile per questo ravvedimento dell’animo umano. Lo so, è morto un po’ di cinismo finanziario-economico ma abbiamo acquisito spessore umanamente parlando, c’est la vie.

Raccomandato a…
Chi adora le storie e gli intrecci a corte, a chi ha già visto il primo episodio, chi adora i misteri della finanza, a tutti i fan di Douglas.

Voto: 7/10

Marco

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