Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Spielberg torna alla regia: armati di maschere antigas ci rechiamo al cinema. Buona lettura!

La trama

GGG_3Triste orfanella viene rapita da un gigante, verso le 3 di notte, una sera come tante. Si ritrova in un paese di giganti cannibali, con la smania di fuggire: tuttavia il gigante che l’ha rapita è buono, si bea delle proprie flatulenze, è vegetariano e gentile. Da questa insolita amicizia nascerà un’amicizia da camera a gas, citando la famosa canzone: grazie al coinvolgimento delle forze britanniche i giganti cannibali vengono isolati (anziché uccisi a suon di Napalm) e tutti possono petare felici e contenti.

GGG_10Il panico che vedete dipinto in volto alla giovane attrice non è legato al fatto di essere orfana, ma ai continui peti del gigante protagonista.

La doverosa premessa

GGG_1Ho dovuto convivere per sei mesi con colleghi 30enni e 40enni che si beavano delle proprie flatulenze, divertendosi ad appestare l’ufficio mentre alzavano la gamba come cani in calore. Durante queste oscenità cercavano di esibirsi in smorfie animalesche, emettendo gemiti come i grandi erbivori di Jurassic park e bestemmiando a spron battuto (i cani sconvolti testimoniano il mio pensiero appieno).

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Li avrei chiusi in ufficio sigillando ogni buco, aspettando che svenissero sotto i loro stessi gas, riaprendo la porta a suon di lanciafiamme e cherosene.

Se il mio giudizio verso le “puzzette” dovesse risultare influenzato o in qualche modo alterato, beh, ora ne conoscete il motivo.

Silenzio in sala

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Roald Dahl negli anni ’80 ha avuto l’onore e il piacere di scrivere questa bellissima favola dark.

Nonostante i difetti che elencherò successivamente, infatti, la trama mi è piaciuta molto.

Il GGG rappresenta l’E.T. delle nuove generazioni, un amico che si palesa nel momento del bisogno regalando speranza a chi non ne ha.

Il gigante gentile protagonista della storia, difatti, vive acchiappando sogni e portandoli agli abitanti della city londinese: nonostante si esprima poco meglio di un gibbone ritardato, infatti, ha un animo nobile, puro e gentile.GGG_15

Abbiamo tra le mani l’ennesimo adattamento cinematografico del romanzo del 1982 Il GGG scritto da Roald Dahl: una versione animata era già comparsa nel lontano 1989, si chiamava Il mio amico gigante.

La distribuzione è avvenuta alla membro di segugio. Negli Stati Uniti infatti il film è stato distribuito dalla Walt Disney Pictures, nel Regno Unito dalla Entertainment One ed in Italia da Medusa Film.

Gli effetti visivi del film (a cui dobbiamo la disgrazia del paragrafo successivo), girato in tecnica mista, sono curati dalla Weta Digital.

L’unico dubbio spontaneo, che sgorga come il sapere dai libri, è stato: perché affidare un film simile a Spielberg, che di gotico non ha nemmeno le infradito con cui va in spiaggia?

Sarebbe stato molto più indicato Tim Burton per un progetto simile ma, a quanto pare, Spielberg ha avuto la meglio ed eccoci qui, pronti ad affrontare lo spinoso tema del prossimo paragrafo.

E del cul fece trombetta

Tutta la magia, la poesia del film, i tempi delicati e le inquadrature ricercate vanno, simpaticamente, a farsi benedire a causa delle continue scoregge che affollano il film e di cui, a quanto pare, è impossibile liberarsi.

Per motivi a noi sconosciuti (la simpatia verso i bambini? Dover rendere il film adatto ai bimbi minchia?) quando non si sa cosa fare ci si idrata con questo liquido verdastro, una melma che ricorda Slimer dei Ghostbusters, con le bollicine che galoppano nella parte opposta.

Tutti lo fanno notare al simpatico GGG e lui spiega che ruttare è maleducato, mentre bombardare amici, colleghi, conoscenti e reali di corte a forza di gas chimici è cosa buona e giusta.

Per spiegarvi la condanna che siamo costretti a subire ripropongo spezzoni della prima grande sventagliata, talmente forte che provoca un terremoto e la scissione temporale delle acque.

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Notare la fiammata che esce dal posteriore di GGG, illegale in almeno 150 stati a causa dei gas serra.

I peti continui e la loro esaltazione sono tipici della Dreamworks (sempre proprietà di Spielberg), forse aveva le idee confuse quando ha girato il film.

L’occasione mancata

Un film che poteva essere meraviglioso, diretto con garbo e classe, scade nella comicità da bar grazie a queste trovate alla membro di segugio, dove bisogna petare a spron battuto, ogni due secondi.

La scena della colazione “reale”, al cospetto della regina e delle cornamuse irlandesi, ci mostra che il gigante ha un livello mentale che non supera i tre anni: sputa il caffè in faccia alla gente, offre a tutti la sua bevanda malefica e tutti, di conseguenza, iniziano a bombardare come nel ’15-18.

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I cani che escono dalla stanza sgommando per via del gas naturale prodotto sono di una volgarità unica, fiamme al culo (scusate l’ardire) incluse, come potete notare dalla schermata.

In una sequenza Spielberg riesce a rappresentare lo stereotipo dell’americano cafone e ignorante: seduto a tavola con i reali, l’ospite è capace soltanto di sputare e scoreggiare come un maiale alimentato a prugne per un mese.

Conclusione 

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Tirando le somme, quindi, un film girato in modo pulito (come stile, non certo per gli odori emessi), onesto e corretto.

La smania di alleggerire le atmosfere dark del film (così il bambino non bagna il letto) ha portato ad inserire peti molesti, trasformandolo in pochi secondi nel filmino della domenica pomeriggio.

Da vedere con i pop-corn in mano, rutto libero e con il pupazzo di Winnie the Pooh in mezzo alle gambe che si copre gli occhi, chiedendo l’eutanasia.

Secondo il mio modestissimo parere è stato completamente sbagliato il regista: se vuoi il dark vai da Tim Burton, se ti affidi a un pseudo-disneyano come Spielberg è normale ritrovarsi delle scoregge moleste che appestano il film.

La recitazione molto scolastica della bimba protagonista non aiuta, anche se suscita una certa simpatia (avrà tempo per migliorarsi).

Il messaggio che lancia è molto bello: ribellarsi ai tiranni, c’è sempre una speranza, c’è un grande amico là fuori che può aiutarti.

Purtroppo la poetica del messaggio è stata banalizzata e ridicolizzata in alcune occasioni per strappare facili risate, uccidendo un target potenziale molto vasto e limitandolo ai bambini (max 12 anni) e ai poveri genitori, incatenati alla poltrona per sorbirselo con i propri figli.

Rientri nel target? Guardalo subito. Hai superato i 12 anni? Evitalo come la peste, non vale la candela; la produzione di Tim Burton è molto più meritevole in questo senso.

Speriamo che il prossimo adattamento venga assegnato a mani più consone.

Voto: 7,5/10

Marco

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