Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Kirby colpisce ancora


Kirby_official_specsChi pensava che, dopo lo scandalo del 2007, l’azienda fosse scomparsa si sbagliava. Vivi e vegeti continuano ancora oggi: ecco uno dei loro colloqui nelle filiali italiane, buona lettura!

Sito ufficiale

Kirby_official

Se non vuoi ricevere la visita dei consulenti dove, con sforzo sovrumano, dimostrano che c’è da pulire per almeno un mese, puoi acquistare questo prodotto miracoloso su Internet.

Per festeggiare il centenario della casa troviamo Kirby Avalir, il nuovo prodotto che, secondo i miei selezionatori, non poteva esser messo su Internet perché è la novità top di gamma.

Nella sostanza è un aspirapolvere con lavapavimenti incorporato con 300 accessori, nulla di più e nulla di meno. Acerrimo nemico del Folletto, sul sito ufficiale viene venduto alla bellezza di 1.600 euro, non è dato a sapersi se la spedizione è inclusa o meno.

E, per il gusto di chi non ha un badile nella mano destra ma un mouse, su Internet c’è eccome: controllate voi stessi gli screenshot riportati.

Su Amazon sperare puoi…

Kirby_Amazon

Tuttavia, cosa che al colloquio ci hanno impedito ardentemente, basta cercare su Internet per trovarlo a meno di 600 dollari su Amazon (dagli Stati Uniti) e a meno di 1.000 euro su eBay: controllate voi stessi.

Se vi sa fatica spendere quasi mille euro per un aspirapolvere con gli steroidi ci sono venditori inglesi che, per 700 euro, ve lo spediscono in Italia, trasporto incluso ovviamente.

Certo, occorre fare la distinzione tra nuovo e ricondizionato, ci mancherebbe altro… Ma ora avete un’idea del valore di mercato.

Il bubbone mediatico scoppiato tempo fa, infatti, non fu tanto sulla qualità dell’apparecchio che, a parte il rumore assurdo da mietitrebbia, probabilmente il suo lavoro lo fa: era sul prezzo spropositato a cui veniva venduto, quasi 3.000 euro per un prodotto da 150/400 euro al massimo.

Il primo colloquio

Un amico, tramite un annuncio locale, mi fornisce un numero di un’azienda locale che cerca lavoratori: mi fornisce nome e numero di un ragazzo, che chiameremo RastaMan per via dei capelli lunghi e ricci.

Parlo con RastaMan e si dispiace con me: oltre ad aver risposto al mio messaggio con una settimana di ritardo mi comunica che le selezioni erano già chiuse. Pazienza mi dico, sarà per un’altra volta.

Tempo una settimana le selezioni si riaprono magicamente e mi ritrovo in un hotel 3 stelle per il colloquio, una saletta conferenze noleggiata per l’occasione.

Quando vi invitano negli hotel, se non siete escort, state attenti: o cercano piazzisti o cercano venditori, la solfa è sempre quella.

RastaMan mi accoglie e mi fa parlare con Buzz Lightyear, un omone brizzolato vestito e profumato in giacca e cravatta.

Prima dell’incontro devo riempire una scheda con degli aggettivi che mi descrivano, da “stronzo” a “caritatevole”, da umano a mastino. Devo indicare quale si avvicina e quale si allontana dalla mia personalità.

Dopo poche fugaci domande, dove non si capisce il nome dell’azienda (solo la sede, Bologna) e cosa vendono (un prodotto elettronico), mi chiama dopo poche ore per invitarmi alla presentazione del giorno successivo.

Il secondo colloquio

Il sabato di solito sono abbastanza impegnato: se non nuoto faccio la spesa, vedo alcuni amici, sistemo eBay, aggiorno il blog…

Quel sabato mi alzai alle 8 per essere puntuale alla giornata di formazione.

Dopo aver rimandato tutti gli impegni (non sapevamo il termine della giornata), mi iniziano a spiegare la piramide dei guadagni. All’innocente richiesta del nome dell’azienda viene risposto “le domande solo nei colloqui individuali!”, tutti i cellulari vengono silenziati e c’è un controllo a vista, sia da parte dello speaker che tra il pubblico, di tutti i partecipanti.

Si parla di guadagni stratosferici piramidali per almeno 90 minuti: non si sa nulla del prodotto, lo speaker fa esempi e battute di pessimo gusto a cui nessuno ride, io sto sbuffando come una teiera sul fuoco in una tranquilla alba giapponese.

Sono stanco di tante parole al vento, ancora più stufo di sentire che è un lavoro adatto a tutti, non serve esperienza e bla bla bla.

Si vantavano di non far pubblicità sui media, niente internet, niente là…

A dir la verità, se usassero Internet, venderebbero molti più prodotti con meno sbattimento. Ma lasciamoli convinti così, con il loro sistema bombarda di telefonate e visita.

Guardandomi intorno colgo disperazione: molti sono “soggetti di difficile ricollocazione”, cinquantenni che hanno perso il lavoro e cercano una nuova possibilità. Tutto il mio rispetto.

Chi non rispetto invece sono i miei “futuri datori di lavoro”, imbonitori da fiera che cercano di vendere tanto fumo e pochi fatti.

La tanto agognata pausa

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Nella pausa i “capoccia” girano nei vari campanelli per recepire i malumori, molti hanno googlato Avalir su Internet e si sono resi conto  che, di fatto, cercavano dei rappresentanti porta a porta di aspirapolveri. L’unica variante è data dalla centralinista, che preparando la cliente rende l’ingresso in casa più facile.

Mentre mi spalleggio con il mio amico romano-modenese, definendoli dei burattinai, veniamo chiamati singolarmente per un primo feedback e il secondo colloquio.

Io taglio corto e dico che non sono interessato: dopo cerco di mascherare le mie reali emozioni, farcendo la torta ma nei loro occhi vedo già che sono focalizzati sulla prossima preda.

Il trabocchetto

Quando esco il mio amico romano-modenese è sparito: RastaMan, seccato mentre spippola annoiato sul telefono, mi dice che non vuole parlare con me e se n’è andato (mentre invece, mortacci tua RastaMan, era solo in bagno).

Il mio amico, che in realtà si è trattenuto fino alle 11.30, ha scoperto che le prime dimostrazioni, essendo di prova per insegnare al futuro venditore, andavano fatte a casa di amici e parenti: 20 nominativi a testa, per poterli chiamare con il ricatto “stiamo formando suo figlio/nipote, ci concede un’oretta/un’orettaemezza per fare lavorare noi giovani e concederci un’opportunità?“.

Una volta raggiunta la vittima, ovviamente, deve fornire altri nominativi: e così la nonna sgancia 10 nominativi, la zia pure… quasi 200 nominativi a venditore.

I loro soggetti preferiti e ambitissimi sono i preti: grazie alla raccomandazione cattolica, nessuna brava massaia ti dice di no per la pulizia-omaggio-gratuita-non-deve-comprare-nulla!

Fissi meravigliosi, gridavano, 1.000 + 150 euro a vendita: 1.600 euro per quattro vendite!

Peccato che, se si chiude una vendita su 4, per 4 vendite devo fare 16/20 visite come minimo, girando come una trottola per tutta l’Emilia Romagna. Ma anche no.

Mentre tornavo a casa mi sono messo in contatto con l’amico tramite Facebook e, nel pomeriggio, ho chiamato l’amico per risolvere l’arcano mistero.

Era una tecnica psicologica per dividerci, in quanto io sarei il dissidente da allontanare secondo le loro folli teorie.

Conclusione

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Al di là del prezzo o dei futuri possibili guadagni, la presentazione era lacunosa: la perentoria mancanza di informazioni ha acceso tanti di quei campanelli d’allarme che stava prendendo fuoco la poltroncina in moquette dov’ero seduto.

Ho ritrovato ciò che avevo visto nel film di Virzì, Tutta la vita davanti (e approfondito nel libro di Michela Murgia, Il mondo deve sapere): quando, una volta svolte le mie ricerche sul web, ho letto Kirby ho avuto la certezza di quanto sospettavo.

Il libro è molto bello, si legge in quattro ore circa ed è ricco di dettagli. Il film è molto ben realizzato, ma anche il libro merita tanto. Una lettura per combattere questo marketing dello sfruttamento.

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Ragazzi-venditori trentenni che vomitano agli angoli delle strade, centraliniste in ginocchio che piangono copiose per non aver ricevuto un portachiavi-patacca comprato al Lidl per 5 centesimi, turni bagno e sigaretta cronometrati come se fossero schiave nelle antiche galere, contratti osceni… non è un film, è la realtà di queste aziende tarocche purtroppo.

E io con gente del genere non voglio avere nulla a che fare.

Spero di aver aiutato qualcuno di voi ad evitare colloqui-truffa come questo e, se possibile, avervi fatto risparmiare un sacco di soldi nel caso vogliate acquistarlo.

Piccola nota del libro che mi ha fatto commuovere dalle risate: in Kirby, le pulizie dell’azienda… le fanno con un Folletto (che tanto odiano e bistrattano)!

E il Folletto di casa mia, nonostante faccia un rumore che emula una mietitrebbia in calore, ha un motore che dura da 42 anni (acquistato 1976).

Touchè.

Buona vita a tutti

Marco 

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