Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

My friend: Nos

Nos

Nella vita ci sono persone che ti devastano con la loro carica vitale, che entrano nella tua esistenza stravolgendola e cambiandola: Nos è proprio così.

Non mi ricordo come ci siamo conosciuti ma so per certo che ci siamo trovati subito: incontri, feste, ore passate insieme all’università, partite a briscola, ragazze conosciute insieme, ore di filmati con il telefonino a fare le cose più insensate (del tipo cantare rap demenziali, non fare gesti da prima pagina).

Appena lo conosci non puoi rimanere indifferente: ha un carattere splendido, si presta moltissimo al gioco e allo scherzo, darebbe la vita per i suoi migliori amici e compensa i suoi danni (causati da disattenzioni) con creatività e tanta voglia di fare.

Esplosivo, vulcanico e giramondo: questo è Nos.
L’amico che puoi chiamare alle 3 di notte se hai un problema, che prepara da mangiare per tutta la compagnia (anche perchè lui è il primo affamato 😉 ), che ti ascolta se hai bisogno di parlare o che parla se non hai voglia di sentire il tuo silenzio.

Una volta, giocando come facevamo sempre, senza volere ho beccato un nervo sulla sua schiena: ha avuto uno scatto furioso e mi ha stretto contro il muro.
Io, sapendo che non è cattivo d’animo, mi sono subito scusato e gli ho fatto notare che stavamo dando spettacolo davanti all’università (eravamo nell’area relax) , parlando piano e rimanendo calmo.

Quando Nos è tornato in sè (tempo quei 20 minuti) si è scusato subito per aver reagito così e ha capito la mia involontarietà. Io mi sono scusato per la precisione (era ben difficile far così male al primo colpo) e ci siamo abbracciati.

Ancora per gli auguri di Natale si è scusato della sua reazione (era già passato più di un mese)… Da allora abbiamo deciso di metterci una pietra sopra, non abbiamo lasciato che la cosa incrinasse la nostra amicizia.

Nos, pur avendo già un fratello, ha accettato una seconda fratellanza con me: esser amici era riduttivo e così abbiamo deciso di fare un patto al primo anno di studi universitari. Fratelli per sempre, qualunque cosa accada, ovunque andremo, fino alla morte.

Cerchiamo sempre di trovare tempo l’uno per l’altro, di aiutarci a vicenda, di scattare quante più foto possibili per avere ricordi delle giornate passate insieme (lui abita a circa 2 ore e mezza da casa mia), di stupire l’altro e di non perdere mai la voglia di farci una risata.

Perchè, in fondo, gli amici servono soprattutto a questo: a ridere quando da solo non ci riesci più.

Grazie di tutto

Marco

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