Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Lucidate i vostri frustini preferiti, Mr. Grey è tornato in rosso: soap opera o bondage-sadomaso? Buona lettura!

La trama

Mr. Grey e Anastasia Steel (Acciaio Grigio messi insieme) finalmente, dopo la soap opera del secondo capitolo, si sposano. Tuttavia l’ex caporedattore di Anastasia si fa vivo, con minacce e rapimenti.
Toccherà al portafoglio di Grey risolvere la situazione, tra immagini di cartolina e qualche minuto nella sala rossa, finalmente.

Silenzio in sala

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Questa trilogia, se si esclude il primo forse, sta al bondage-sadomaso come io a Leonardo di Caprio o Johnny Depp. Me la cavo, ma non sono bello come loro.

Il terzo e ultimo capitolo della saga, essendo stato girato insieme al secondo per abbattere i costi, è un polpettone che cerca di sprizzare ardore dalle braci soffiando sopra…. aria fritta, sostanzialmente.

È bello, romantico… è tutto troppo perfetto, bisogna riconoscerlo. Ovunque vadano Grey e Anastasia non c’è mai un capello fuori posto, un dettaglio che non sia stato studiato per mezz’ora da un fotografo per creare la composizione perfetta.

Un po’ di caos in più, anche minimo, avrebbe reso il contesto e le ambientazioni più vicine a contesti credibili, anziché a dei veri e propri set fotografici.

Menzione particolare alle musiche: molte non le conoscevo ma legano molto bene con il resto del film. Si riscopre qualche classico, si vive di rendita verso il finale con la canzone-tema della trilogia.

Il tono melenso mutuato dal secondo film apre, trionfalmente, anche il terzo capitolo: in una sequenza di scene da cartolina, più vicine ad uno spot di preservativi che non ad un vero film, vediamo la coppia sposata che vola a Parigi per rosolarsi a Nizza.

Grey, per quanto possibile, mantiene sempre il suo piglio deciso e dominatore: tuttavia, nel terzo film, inizia timidamente a fare qualcosa anche Anastasia, prendendo il toro per le corna e conducendo lei i giochi.

Il maschio alfa e la Cenerentola moderna50-sfumature_rosso_2

L’idea del maschio alfa dominatore e della docile sottomessa fa sempre gola… tuttavia si scade nel mare dei luoghi comuni, riproponendo in modo molto tenue scene già viste in altri film.

Gli unici momenti di tensione li abbiamo quando Anastasia va a prelevare cinque milioni di dollari dal conto del marito (e, in effetti, anche lui sbianca) ma sono delle pantomime per allungare il brodo.

L’happy ending è dietro l’angolo e quei pochi minuti nella stanza rossa riesumano, in modo fiacco, gli splendori e gli ardori della prima pellicola.

Una trilogia che voleva riscrivere il genere bdsm ma si ritrova, per l’ennesima volta, a proporci una Cenerentola che ha una spiccata propensione a farsi ingravidare dal ricco giovane e rampante, sfornando due figli in men che non si dica.

Anastasia viene promossa senza nemmeno presentarsi al lavoro [e qui le cinquanta vergate romane, di cuore, gliele avrebbe tirate il pubblico in sala], inondata di soldi, case e proprietà acquistate da sera a mattina senza soluzione di continuità…

A parte gli enormi plug anali che Grey custodisce nella stanza dei giochi, risulta difficile provare pietà o compassione per Anastasia, che vive nel lusso sfrenato e finge umiltà, pretendendo di cucinare fiorentine indossando vestitini sempre più corti e scollati.

La zoccolaggine sta nascendo in lei e Grey cerca di reprimerla, spiegando che come moglie non deve sbandierare le tette al vento o saltellare senza mutandine, cose che a quanto pare lei svolge abitualmente.

Conclusione con frustate (al regista)

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Gli attori non sono malvagi, il montaggio e le musiche sono giuste ma… manca quel qualcosa in più per distinguerlo dalla soap opera che mia nonna guarda, inveendo contro la tv, al pomeriggio su Rete 4.

Il problema di questi film, difatti, è l’identità di genere: provano a fare la soap opera ma poi si annoiano, e sfociano nel thriller… suscitando ilarità anziché terrore. La confusione che alberga sovrana nella mente del regista si trasmette alla macchina da presa, trasformando il film in un enorme videoclip musicale: bello, divertente da vedere, ma senza una reale identità alle spalle.

Nel terzo film hanno evitato, per fortuna, le scenette alla Beautiful, con grande sollievo dei presenti in sala, che hanno applaudito alla fine del film commossi come trichechi a gennaio.

Prenderlo sul serio, visto la deriva degli ultimi due capitoli, ci risulta ancora difficile. Potremmo definirlo un Pretty Woman a zoccolaggine ritardata, con una vaga propensione per qualche giochino in più.

Divertente e simpatico se avete visto i primi due, tranquillamente evitabile negli altri casi. Per farsi due risate in compagnia.

Un ottimo spunto distrutto da una banalizzazione per sfogare gli ormoni femminili quasi obbligata, una trilogia da vedere per ridere e documentarsi su queste pratiche curiose e inusitate per noi comuni mortali.

Andrà meglio con i prossimi tre capitoli, se li faranno (i primi tre libri riscritti dal punto di vista di Grey, con nuove frustate in alta definizione).

Chi vivrà vedrà.

Voto: 7/10

Marco

Per le immagini si ringrazia Universal Studios, tutti i diritti riservati.

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Commenti su: "Cinquanta sfumature di rosso" (2)

  1. Soap opera di pessima categoria. Blah!!!

    • Il primo era curioso, gli altri hanno preso una deriva alla Beautiful. Però per farsi due risate con gli amici rimane un’alternativa ai film mielosi dove non si parla di sesso perché è tabù.

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