Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Lei

divisi

Tra sogno, realtà e fantasia: un po’ di relax per il weekend. Buona lettura!

Sveglia, 6.30 del mattino.

Una volta accesa la luce sulla stanza compare la vita di Marco: foto, scritte, giochi, peluches, libri, dvd.
Si alza pian piano, per riprendersi dal torpore del sonno e della sua situazione.
Sospeso, come interrotto, alla ricerca di un segno, di un qualcosa che gli dia la nota giusta per iniziare la sua giornata.

Mentre scende le scale nella sua testa inizia a riempirsi lo spartito, la mente inizia a far scorrere le note: tanananana… tanananana… quando non hai voglia di parlare certe volte capita… (Certe cose non tornano più, Biagio Antonacci): la canticchia, se la ripete, ora deve solo trovare il cd per ascoltarla prima di andare a scuola.

Fruga tra i suoi cd, “Relax” si chiamava, l’aveva assemblato per il suo primo amore, Tania.
Un amore impossibile, lei innamorata di uno più grande, eppure è stata dura dire di no: con i suoi occhi grandi, diretta e sincera, appassionata e romantica, spregiudicata ma dolce…

I suoi capelli rosso fuoco, le sue dita veloci nel solfeggiare SMS, il suo amore per la pallavolo, le lunghe telefonate, la volta che venne cacciato fuori dall’aula perchè parlava con lei.

Ricevere notizie di lei dopo anni è stato bello ma non determinante: probabilmente ora non avrebbero più nulla in comune, strade diverse… Un bel aperitivo e poi ognuno riprenderebbe il suo corso: i caratteri delle superiori si sono accentuati e sarebbe un incontro-scontro.

Mentre il lettore CD blu notte emana le note dalle piccole griglie (come sottofondo un leggero ronzio) Marco fa colazione, di fretta perchè (come spesso capita) è un po’ in ritardo: controlla nel portafoglio se ha il foglio rosa, sale in macchina con suo padre e fa l’avviamento manuale (126 bianca con un caratteristico suono frullato inconfondibile 😉  ). Parte per andare a scuola, è sabato ma c’è lezione anche oggi, ahilui.

Un rapido passaggio del Preside (che ben conosce i suoi polli) convince la maggioranza che oggi non è giornata per un cabò, pazienza, tanto era nuvoloso: il mercato con la pioggia non è quello che si può definire il massimo.

Qualche colpetto scherzoso di gas e Marco s’avvia verso l’entrata, saluta gli amici, chiede i compiti di mate all’amico fidato: gli esercizi dell’altro giorno erano arabo, vediamo insieme la soluzione.

Non si può ancora salire, la bidella fa da fiera guardiana alle scale appena pulite.
Una volta saliti ecco la sua classe, i suoi ricordi, il piccolo buchetto nel muro creato dalla maniglia dalla porta quando, per scherzo, la chiusero forzatamente: al rilascio la spinta firmò il muro per sempre.

Si siede, tira fuori i libri, controlla il telefonino, scambia due chiacchiere con un ragazzo di Moglia.

Arriva la prof seguita dagli ultimi recalcitranti, in fondo lei che si siede davanti a lui.

Sì, proprio lei. Marco sa che ora è felice (o sembra esserlo), la vede ridere e scherzare, adora il modo in cui scrive (ammirazione reciproca), vorrebbe esser lui a darle la luce che le rischiara il volto e le fa brillare le ciocche schiarite.

Si vede riflesso nei suoi occhi, si salutano, la lezione inizia.
Ma ora esce dall’aula, questo è passato e lui ora deve andare avanti, trovare la sua strada, un nuovo amore, nuove emozioni. Le lascia l’ultima lettera nello zainetto Eastpack rosso, ora devono dividersi.

Le racconta le emozioni che le ha fatto provare, le risate che gli ha regalato, i consigli di cui ha fatto tesoro: ora il treno della vita sta partendo, nuove occasioni in arrivo.

Marco sta viaggiando ma non l’ha dimenticata. In ogni stazione, quando si sgranchisce la gambe, guarda fuori dal finestrino, vorrebbe salutarla, lasciarle una rosa, magari i loro destini s’incontreranno.

Ma questa è un’altra storia.

Marco

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