Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Importare il MiniDV, in un mondo super digitalizzato, è ancora possibile con una spesa contenuta? Scopriamolo insieme, buona lettura!

Come tutto iniziò

12.30, domenica, pranzo con i parenti. Zio Rinaldo, con la canottiera sporca di sugo tracotante, batte un pugno sul tavolo (senza apparente motivo).

Commossi da tanta irruenza chiediamo cosa sta succedendo. Zio Rinaldo, dopo essersi ripulito e aver ingoiato il boccone di bisonte appena tagliato, favella: “A casa ho 20 cassettine MiniDV ma il mio videoregistratore, chèg gnìs un càncher (modo affettuoso per indicare stima verso l’elettrodomestico), ha preso fuoco ieri sera e non funziona più. E adesso come faccio, suino virtuoso?”

I giorni successivi

Nei giorni seguenti Zio Rinaldo, sempre invocando le divinità a lui più vicine, mi consegna le 20 cassettine MiniDV e la videocamera, fiducioso che io possa risolvere il problema.

I riversaggi analogici da VHS o Hi8 sono più laboriosi: abbiamo bisogno di una scheda video esterna con i tre cavetti (bianco, rosso e giallo) e i costi, ovviamente, spaziano da 20 a 100 euro, a seconda della qualità.

Per il formato MiniDV le cose si semplificano.
La Samsung DP-V21, il modello in questione, ha due attacchi molto utili: USB e porta ie-1394, una sorta di mini Firewire dell’epoca per trasferire i dati a velocità costante (400 Mb/s).

Notiamo su queste videocamere i primi vagiti della rivoluzione digitale e ciò le rende utilizzabili ancora oggi, oltre ad essere estremamente economiche.

La differenza di porte, che potrà sembrare da nerd smanettoni, è fondamentale: è la differenza tra un trasferimento liscio, pulito e tranquillo e uno costellato di parole inenarrabili.

Lato Windows

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Se avete Windows non avete di che temere: attaccate il cavo Micro USB alla porta indicata e importate i video con Pinnacle o Premiere, se vi sentite coraggiosi.
Sono entrambi ottimi programmi e, per la fase iniziale di riversaggio, vi saranno preziosi come l’acqua nel deserto.

L’unico problema del cavo Micro USB è il trasferimento dei dati incostante: parlando di USB 2 sono 480 Mb/s teorici, che non raggiungerete mai nella vostra vita (forse, in laboratorio, ci sono riusciti in fase di test).
La discontinuità del trasferimento può causare problemi di audio/video, leggeri sfasamenti di sincronia audio/video (appianabili con Premiere), tempi più lunghi di importazione…

Entrambi i software prima citati consentono un ampio editing prima dell’esportazione finale: Premiere, va detto, vi permette di scegliere il codec più adatto (ad esempio H.264 o H.265) per abbattere il peso in gigabyte del video, riducendo sensibilmente la dimensione del file finale.

Per chi volesse sperimentare una connessione stabile a velocità costante anche su PC esiste questa scheda FireWire 400/800, ma i 45,90 euro richiesti sono per amatori.

Piccola nota: lasciate sempre la videocamera alimentata alla corrente elettrica di casa, ne avrete bisogno.

Lato Mac

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Su Mac, se provate ad attaccare il cavetto Micro USB alla porta corrispondente, su iMovie e Final Cut non vedrete nulla.

Il Mac rivela le periferiche in modo diverso e, su questo piano, è più esigente: per lui l’importazione passa solo dal FireWire, non ci sono storie.
Nessun problema se, come molti, possedete dei modelli del 2008, 2009 o antecedenti: le lacrime scendono per i modelli successivi, in quanto sono dotati solo delle porte Thunderbolt.

Per lavorare con questo tipo di porte serve, manco a dirlo, un adattatore da Thunderbolt a FireWire 800: su Amazon costa sui 30 euro spedizione inclusa.
L’adattatore, oltre a trasmettere 7 W di energia utilissimi, permette di utilizzare le benedette porte Thunderbolt finalmente, dedicando le USB 3 ad altri utilizzi.

È vero, il costo è notevole ma ha molti utilizzi: grazie a questo adattatore potrete leggere tutti i dischi e/o i dispositivi con porta FireWire 800, aumentando la flessibilità e adattabilità del vostro Mac in modo notevole.

Altro cavo che non ho ricevuto in dotazione dal curioso zio è il ponte tra la videocamera e il Mac: dalla porta ie-1394 (una mini FireWire 400) della videocamera alla storica FireWire 800, in modo da poter sfruttare l’adattatore. Positivo: solo 7 euro per un cavo salva-vita (sempre su Amazon).

Anche in questo caso organizzatevi per mantenere la videocamera sempre alimentata (io l’ho collegata direttamente al gruppo di continuità).

iMovie e Final Cut Pro

finalcut_minidv Final Cut Pro ha un approccio più professionale, iMovie va bene per semplici editing casalinghi: ciò non toglie che la finestra d’importazione sia pressoché la stessa.

Una volta aperto il programma premete CMD (command, il tasto del quadrifoglio) + i: ecco la finestra d’importazione.

Collegate la videocamera al Mac, mettetela sotto corrente continua e via: vi basterà selezionare in alto la giusta sorgente (DV) e premete Importa in basso a destra, tutto qui.

In base alla RAM del vostro Mac, alle condizioni del nastro, il modello della vostra scheda video, ecc. ecc… il trasferimento sarà più o meno indolore: dopo mezz’ora di solito interrompevo, per scaricare i video importati e lasciare che il programma potesse elaborare i dati raccolti. Se avete 64 GB di RAM o nastri in eccellenti condizioni dovreste riuscire ad importare anche un’ora intera senza problemi.

Parliamo di materiale analogico: oltre a non esserci certezze siamo estremamente legati dallo stato di usura del supporto originale.

Se non volete montarlo e/o aggiungere effetti speciali trascinate gli spezzoni nella barra principale e, in alto a destra, troverete il pulsante SHARE/Condividi: decidete la qualità, il tipo di compressione (più veloce o maggior qualità) e il gioco è fatto. In pochi minuti avrete il filmato esportato, pronto per essere utilizzato.

Conclusione

Immagino che alcuni di voi (mi sembra già di sentire il compagno di una mia amica, con il suo sbuffare incessante quando si parla di Apple) avranno notato, evidenziato e sottolineato la differenza di 37 euro tra le due soluzioni proposte. Per chi ha la fortuna di avere un Mac vintage la spesa si riduce a 7 euro, ma ne paga il prezzo in termini di prestazioni ridotte e scheda grafica ormai semi-fusa dagli anni.

I 45,90 euro della scheda FireWire 400/800 per Windows [a cui, tanto per fare i conti della serva, vanno sempre sommati i 7 euro del cavo portando il totale a ben € 52,90 (euro) per ottenere una soluzione analoga] come potete notare ridimensionano parecchio la differenza tra i due sistemi.

Purtroppo nel futuro dovremo affidarci sempre più agli adattatori. Che dire? Se funzionano non c’è nessun problema, basta solo organizzarsi per tempo.

Accantonando per un secondo la questione economica, quando mi ritrovo su periferiche vintage rimpiango un po’ la stabilità e il trasferimento garantito della FireWire: per i flussi audio/video non ha rivali.

Poi è normale che tutto cambi, si evolva, che cambino le forme, gli attacchi e soprattutto le prestazioni (una USB 3.0 a 5.0 Gb/s non ci arriverà mai, ma è molto veloce per le mie esigenze).

Quindi, con un occhio rivolto al futuro, teniamolo in casa un adattatore FireWire: al di là della nostalgia quando dobbiamo importare ore ed ore di filmati non ha rivali.

Buon riversaggio a tutti!

Marco

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