Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

betty_guitar

Un racconto suddiviso in 4 articoli che toccherà i vostri cuori, le vostre coscienze e le vostre anime: ecco a voi la seconda parte, buona lettura!

Si ricomincia

Passata l’estate, al rientro in classe settembrino, nella ancor più mitica 2^C, grazie ad un rimescolamento di animi e di persone, ebbi la fortuna di conoscere due ragazzi simpaticissimi, Graziano e Alberto detto “Abba”, praticamente due istituzioni del Meucci.

Il primo, Graziano, ciclista convinto con trascorsi agonistici, sempre col sorriso stampato in faccia, potrei definirla come una persona che mi ha lasciato qualcosa dal punto di vista umano, per via del suo modo di vedere le cose e capire le persone.

Il secondo (Abba) era un ragazzo estremamente complesso: dietro il suo angelico volto (a causa degli occhi azzurri e dei suoi boccoli dorati) nascondeva un ragazzo con problemi familiari (un padre assente e una madre menefreghista), incarnando davanti ai nostri occhi la piena dimostrazione che, spesso, i soldi non fanno per nulla la felicità delle persone.  Abba è stato soprattutto per me il mio maestro di carte: la maggioranza dei giochi che so la devo tutta a lui.

Come dimenticare le ore passate in fondo alla classe, con i banchi uniti a quattro per la consueta briscola a coppie, mentre una povera vecchietta (insegnante di diritto) tentava di insegnare leggendo dal libro e facendo scrivere interi papiri ai quei pochi che riuscivano a rimanere attenti?

Io, ragazzo prevalentemente diligente, mi permettevo questi “ripassi briscolani”  solo durante le interrogazioni, così non perdevo nulla delle spiegazioni e mi passavo il tempo in compagnia dei miei amici.  La seconda è stato anche l’anno della famosa gita plurigiornata, nella favolosa Maremma toscana.
A parte la sfortuna (reciproca e ricambiata) di capitare in stanza con un compagno di classe che mi stava proprio sui coglioni, devo ammettere che è stata abbastanza divertente.

Basti pensare a quando il nostro amico Simone (il comunista convinto, n.d.r.) venne in camera nostra a rollare “sigarette aromatizzate” per delle sue amiche, o anche ai vari morosini imboscati nelle camere (che di sicuro non guardavano la tv).  Durante quest’anno si rafforzò ulteriormente l’amicizia con Marco, grande compagno di avventure (tante domeniche passate insieme a cazzeggiare nel circondario a fiere, mercatini, raduni…) ma soprattutto grande ragazzo.

My friend: Marco

Con grande ragazzo mi sembra scontato che non mi riferisco alla sua corporatura (io sono un po’ sottopeso e lui ha qualche chilo più di me, è perfettamente nella norma) ma alla grandezza del suo animo. Una persona seria, precisa, diligente, INTELLIGENTE (sia nel modo di comportarsi/rapportarsi sia nelle applicazioni scolastiche) che, intorno alla fine della seconda e inizi terza, si è aperto maggiormente agli altri, chiudendo la sua timidezza in un cassettino, e rivelandosi per una persona meravigliosa quale è sempre stato.

Essendo io figlio unico considero Marco una specie di fratello coetaneo, perché non c’è altro modo di definirlo: troppe cose si sono vissute insieme (le paure dei compiti, gli scherzi, ma anche a volte i litigi, per fortuna sempre risolti con una pacca sulla spalla e un sorriso sul volto), troppi discorsi su come io e lui eravamo diversi rispetto agli altri in molti atteggiamenti e comportamenti, troppe anche le volte, forse, che io (un po’ per sbadatezza un po’ perché non riuscivo a starci dietro) lo chiamavo perché, puntualmente, non mi ero scritto il compito, l’esercizio oppure mi serviva una soluzione rapida in quanto lui era decisamente più portato di me in alcuni ambiti (storia, geografia, ecc…).

Braccio e spalla, testa e collo, piede e gamba, Marco è l’amico al quale io parlo e lui mi capisce subito, a volte ci basta solo uno sguardo per intenderci talmente siamo sulla stessa frequenza. Lui la parte razionale, calma e saggia e io quella emozionata, impulsiva e agitata. Io e lui viviamo tutta la vita come se ogni giorno fosse l’ultimo. E poi Marco è l’amico che tutti dovrebbero avere: originale e divertente.

Ma ditemi voi chi trovo che costruisce casette per il presepe utilizzando materiale di recupero, che si ricorda tante di quelle date da farmi pigliare un colpo a volte, che ride come un pazzo se gli inizio a dire qualche vaccata in dialetto modenese?

Nel cuore di Betty

Restando in tema d’amicizia, io ho sempre basato tutti i miei rapporti d’amicizia sulla sincerità e rispetto reciproco, ma dal momento che Betty (perché per me lei questo era) arriva a nasconderti la sua prima cotta, capisci che la fiducia manca.

Era una cottarella da pischelli, a fior di rose; si era invaghita di un tipo che non la calcolava nemmeno (a chi non è mai successo alzi la mano!) e dopo venne a piangere da me, svuotando il sacco a fatti già compiuti.

Io le dissi che, se avesse voluto avere un rapporto sano con me da buoni amici, avrebbe dovuto adottare la sincerità come sua priorità.

E, facendo affidamento su questo, si continuò questo andirivieni da casa sua (la vicinanza ha aiutato molto nel rinsaldare questa amicizia), gli scambi musicali continuarono, conobbi anche i suoi amici, si organizzarono festicciole per le varie ricorrenze (compleanni, halloween e via discorrendo)…

Anche Marco fu partecipe di questi avvenimenti “bettyani” ma si è sempre sentito meno coinvolto, forse per il fatto che non aveva stretto con Betty un rapporto così intenso d’amicizia, anche se comunque quando c’era da divertirsi o fare i bischeri non si è mai tirato indietro: insomma, due amici veramente d’oro.

Betty, in seguito, divenne l’amica con cui pensavo che avrei anche potuto (teoricamente) costruire un rapporto di coppia (come spesso accade), ma poi, una volta chiarita la cosa insieme, si stabilì che lei non era pronta per un rapporto, paura di rovinare un’amicizia, decisione irremovibile di dedicarsi a musica e studio e altra roba; io mi rassegnai e poi in seguito la cotta mi passò, senza troppi drammi, per cui il problema non si pose più.

My love in Rome

Dopo un’estate passata in maniera più o meno simile alle precedenti (senza sbalzi degni di rilievo o novità) ho scelto il corso programmatori, essendo sufficientemente interessato all’informatica (ma totalmente all’oscuro, al momento della scelta, che quel corso comportava la matematica –materia da me odiata- più pesante di tutto il corso di studi).  É stata poi la volta della ragazza della grande metropoli, conosciuta casualmente attraverso un numero sbagliato che una mia compagna di classe mi ha dato per non darmi il suo originale.

Dopo vari battibecchi piglia e ripiglia, guarda che caso, ci finisco insieme e la incontro nella gita di 3^  a Roma, appunto.

Dopo una serie di baci appassionati che ancora ricordo molto piacevolmente, la salutai e la congedai perché lei doveva andare a casa e io dovevo proseguire la gita romana con i miei amici.  La gita nella grande metropoli è stata veramente epica: 5 giorni e 4 notti, orari folli, giochi, risate e scherzi hanno scandito le nostre giornate di allegria e spensieratezza romana.

Ormai la classe definitiva che ci avrebbe portato fino in quinta aveva già buttato le sue basi: il gruppo delle snob, di cui curiosamente facevano parte anche ragazze che venivano dal paesello come me, il gruppo della D (una sezione che hanno unito a noi in quel corso lì) e il gruppo dei ragazzi, sempre abbastanza bischeri, nonostante le avversità. Intanto, in quel gioioso anno ho anche conosciuto un altro Marco (per gli amici Cocco), che mi ha fatto conoscere i Nirvana, permettendomi così di abbandonare per sempre la musica da discoteca, per specializzarmi nel rock e derivati.

L’arrivo di Cocco (senza bello)

Cocco è stato per me un punto di riferimento, il fratello maggiore che non ho mai avuto. Bischero, divertente, ironico, paziente, sempre pronto ad alzare un calice agli amici (e anche un po’ il gomito) e sempre pronto a divertirsi e a fare casino. Non si è mai sentito un divo o dato delle arie, sempre con la testa sul collo, leale e fedele. Mi ha insegnato un sacco di cose, da lui ho imparato tantissimo (quasi tutto quello che so), probabilmente ho appreso di più da lui in 3 anni che non in quelli precedenti. Cocco, ragazzo mogliese, appassionato di moto e di motori in genere, abita in una casa in aperta campagna, dove sovente organizza festini con gli amici.

Un tema musicale che (anche grazie a lui) è stata la colonna sonora della nostra vita studentesca alle superiori è stato indubbiamente a pieni meriti “Just my imagination” dei Gem Boy.  Potevamo anche esserci scannati, mandati a quel paese, aver preso tutti dal 4 e mezzo in giù in un compito, ma quando si iniziava ad intonare la magica melodia e a cantare le parole della canzone sopra descritta, nulla più importava, si lasciavano i problemi dov’erano e si diventava un unico grande gruppo musicale.

In classe con noi non c’era più il mitico Abba (che era andato a far compagnia a Simone al Fermi di Modena per fare due anni in uno), in compenso il nuovo acquisto Cocco assicurava divertimento a volontà.

Quanti ricordi nella storica terza AP…

Come dimenticare il giorno in cui, mentre stavo giocando con un pallone da pallavolo, tirai giù un listello di vetro di una finestra e, grazie alla nostra straordinaria complicità, nessuno scoprì mai che fui io?

Dopo un anno passato combattere per avere un mitico 6 in matematica (con tanto di recupero improvvisato all’ultimo giorno, con sforzo sovraumano, credetemi), finalmente, per riposare le mie povere membra, stanche di un anno passato a sbattermi sui libri, arrivò l’estate, sonnacchiosa e scandita dal ritmo delle lente giornate illuminate da un sole incandescente.

Intanto, tra il sole che non aveva voglia di cedere il posto alla pioggia e noi che non avevamo proprio voglia di aprire i libri, continuavo a frequentare la casa di Betty e ormai avevo installato Internet anch’io, così potevamo anche scambiarci e-mail. E così diventai amico anche di Olimpia, una ragazza di San Possidonio che ogni tanto passava di lì, abbastanza simpatica e socievole, nonchè carina.

Oltre a questa tranquilla attività di scambio culturale/musicale Betty continuava a suonare in un gruppo, anche se poi avrà vita breve a causa di dissapori interni che manderanno tutto questo progetto artistico in frantumi.

Betty inizia anche a fare qualche uscita col gruppo, suonare in locali, si cimenta anche come solista in vari concorsi locali, ottenendo purtroppo però risultati disastrosi (o comunque, anche davanti a successo di pubblico, con scarsi risultati di critica), che comunque non la demoralizzano e la spingono a continuare, in quanto tutti sappiamo che la strada del successo è irta di ostacoli.

To be continued…

Marco

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