Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Real Steel

Real Steel

Real Steel

Hugh Jackman ci porta nel futuro, anno 2020: il pugilato è solo un affare di robot ben corazzati. Ma c’è ancora spazio per l’intuività e la creatività umana, la speranza di un sogno e il fatto che un piccolo robot preso da una puzzolente discarica possa diventare campione del mondo? Sedetevi in poltrona: parliamo di Real Steel!

La trama
Un pugile ritirato allena robot per combattere, perdendo ogni incontro per via di svariati motivi (incompetenza, avversari sleali, ecc…). Quando il figlio passa con lui l’estate, però, scopre che anche gli ultimi possono essere i primi: un vecchio robot da allenamento immerso nel fango putrido viene resuscitato e migliorato dalla voglia incrollabile di questo ragazzino, dandogli un’occasione per diventare campione del mondo.

Giudizio del film
L’America in tempo di crisi ha bisogno di belle favole e di certezze: quale miglior favola, dunque, del mito americano riesumato dall’epopea di Rocky?
Qui Shawn Levy aggiorna e migliora l’opera di Stallone con robot, dando quel tocco fantascientifico che ci consente, ancora una volta, di sognare davanti al telo cinematografico; mischiando quindi musica rap, hip hop e un ragazzino salterino che fa subito simpatia la ricetta è già servita.
Hugh Jackman fa il padre svogliato che ha perso la forza di combattere e decide di mollare tutto, il figlio gli farà riscoprire un’innata passione e lo riavvicinerà all’amore della sua vita.

Buoni sentimenti come se piovessero, combattimenti spettacolari, buona colonna sonora e azione per 2 ore e 15 minuti di puro spettacolo, senza esagerazioni.
L’America celebra se stessa volendo ridipingere il quadro dell’American dream ormai sbiadito ma si sa, in questi tempi è importante credere in qualcosa per avere il coraggio di andare avanti e abbattere un altro ostacolo. La crisi sta logorando le coscienze (oltre ai portafogli) e avere ancora la forza di credere è importante per il tessuto sociale.

La realizzazione tecnica è buona, i robot sembrano realistici e, sinceramente, non capisco il motivo per cui non sia stato realizzato in 3d: gli effetti inseriti nel film e la spettacolarità degli incontri ne avrebbero giovato sicuramentem regalando un’emozione in più. La storia, come già spiegato sopra, è vista e rivista ma non disturba, regala un sorriso e ci invita a tifare per il piccolo robot-scasso da allenamento su cui nessuno punterebbe un penny bucato.

Voto: 8 (il mezzo punto in più rispetto al 7,5 iniziale è per l’ottima realizzazione tecnica e la colonna sonora).

Marco

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