Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Il valore aggiunto

SerataKitsch2010

Siamo sicuri di arricchire le nostre vite con il “valore aggiunto”? Buona lettura!

Economy’s matters

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Il valore aggiunto in economia è quella parte del bene, intangibile, che viene riconosciuto come valore extra dal consumatore.

Può essere la marca, una funzione extra (es. un buffer superiore a tutti i lettori CD in commercio, vedi l’iPod), la cura della confezione e dell’imballo, la scelta cromatica, la resistenza.

Non è una problematica dei beni Low-cost, quelli come forza di leva hanno il prezzo stracciato. È una caratteristica dei beni che si innalzano dalla categoria media, puntando verso l’alto con ali ipotetiche.

Nel regalo ad un nostro amico, per esempio, il valore aggiunto può essere il biglietto particolare e ricercato. Hai già fatto il regalo ma quella… è la nota in più.

E quando parliamo di esseri umani? Quando possiamo trovare il valore aggiunto?

Questo articolo, pur basandosi su eventi realmente accaduti, contiene nomi fittizi dei protagonisti per motivi di privacy (e per tutelare i nostri informatori sotto copertura).

Take me for a dancing night

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Serata di compleanno, giugno, estate emiliana (molta afa e uno sciame di zanzare).

Miracolosamente nel locale dove stiamo cenando, all’aperto, le zanzare non sono pervenute ma un venticello che chiameremo amichevolmente… la Bora di Trieste, sta facendo rizzare i capelli a tutti.

Conclusa la cena, mentre stavamo sbrinando i pinguini dai tavoli, la festeggiata Amanda ha ricordato (lo sapevamo da 30 giorni) che la serata si sarebbe conclusa in discoteca, al Mascara di Mantova.

80 km solo andata, metro più metro meno.

Molti si sono dissolti come Casper: devo alzarmi alle 4.40 per lavorare, devo mungere le mucche, devo allattare i vitelli… siamo passati da 15 persone a 7 persone, meglio delle magie di Houdini.

Maria si era premurata che io e Renato fossimo presenti; per una settimana si è raccomandata, mutando a volte in bestia di Satana e mostrando segni di possessione demoniaca, che fossimo presenti per la discoteca.

Io, essendo a corto di acqua santa da lanciare all’indemoniata, ho confermato sorridendo.

Ci siamo ritrovati in autostrada, tranquilli, diretti alla nostra meta. Nel mentre l’amico rimasto a casa, Gesualdo, si massacrava di pugnette ripetendo “Tornare alle 3/4 di notte è fuori dal mio target, è fuori dal mio target…”.

Gesualdo, terrorizzato dalla discoteca come un gatto dall’acqua, assume farmaci che gli causano sonnolenza. Tuttavia, visto che parte della cura è socializzare, penso che una serata danzante gli avrebbe giovato.

Io sono andato varie volte in discoteca: con mio zio (le risate che mi son fatto ve le lascio immaginare…), con altri miei amici… girando e girando abbiamo frequentato anche il Cocoricò di Riccione, definito da molti un must della Riviera.

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Una volta giunti al Mascara siamo entrati, abbiamo lasciato un rene come pagamento del biglietto, siamo scesi nella pista anni ’80/90/00.

Mentre mi godevo le milf in libertà che si dimenavano in vestitini succinti ho visto un lampo: non era la solita stroboscopica ma era la luce negli occhi di Amanda.

Amanda era radiosa, solare… era veramente felice.

Dicono che le donne abbiano un sesto senso che manca a noi uomini: è vero.

L’insistenza di Maria era, probabilmente, legata al fatto che per Amanda fosse importante avere i suoi amici vicino a lei, per festeggiare a dovere il suo compleanno.

E quindi, a fronte di quel bagliore di felicità, ho capito cosa stavamo facendo lì (oltre a ballare ovviamente): eravamo il suo valore aggiunto.

Una giornata al “mare”

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In Emilia se parli di mare ti stai riferendo a Rimini. Visto che il mare di Rimini è contaminato da alghe, scarichi del Po e resti non meglio identificati, per accorciare le distanze si passa la tipica giornata in piscina.

Non è obbligatorio saper nuotare: puoi anche rimanere nella vasca piccola, 1,30 metri massimo, a goderti il sole e i fusti che passano (dal punto di vista delle mie amiche).

Ma a me le cose a metà non sono mai piaciute.

Ho imparato a nuotare, vincendo la paura dell’acqua, il terrore dell’annegamento e una certa affezione al divano.

Quando fai sport a scuola spesso le due ore di ginnastica si trasformano in una marcia forzata. Pallavolo, prove di atletica, qualche tiro di pallone e via che ci si deve cambiare, tra docce fredde e scherzi idioti dei compagni “sportivi”.

Ciò che manca, oltre ad un’umanità di base, è il valore aggiunto: perché dovrei fare sport?

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Gli anni passano, le scuole finiscono e inizi a varcare la soglia dei 30, senza quasi accorgetene.

E ti accorgi che, superato il terrore dell’annegamento, ti diverti, sei meno stressato, migliora la tua tonicità muscolare.

E chi l’avrebbe detto? Poi, ovviamente, c’è anche il nuotare con gli amici ma il regalo più bello l’ho trovato in piscina.

Frequentando il corso collettivo, infatti, ho scoperto che esiste una forte comprensione reciproca. Questo consente di imparare tutti insieme, senza ghettizzare nessuno.

La vera soddisfazione arriva quando puoi aiutare una compagna di corso (sono sempre sensibile alle richieste d’aiuto) a immergersi, arrivando perfettamente orizzontale al pavimento.

Lì capisci che i tuoi sforzi sono serviti e rivedi, come in uno specchio, le tue stesse difficoltà. E le comprendi con un occhio diverso, essendoci passato.

Concludendo

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La prossima volta che rifiutiamo di fare qualcosa, per un amico ma soprattutto per noi stessi, pensiamo al valore aggiunto, a quel qualcosa in più.

Le situazioni che ho descritto sono quotidiane, nulla di eccezionale. È richiesta solamente un po’ di buona volontà, empatia e voglia di migliorarsi (anche socialmente, perché no).

Spesso viviamo con il miraggio dei supereroi, come riferimento assurdo e impossibile a cui dobbiamo giungere per dare un senso alle nostre vite.

Non ci rendiamo conto che basterebbe aumentare la nostra disponibilità (emotiva ed oraria), buttare il cuore oltre l’ostacolo, aprirci a nuove esperienze… scoprendo che, se le condividi con i tuoi amici, possono solo migliorare.

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Non andrà sempre bene, non sarai sempre perfetto… ma in fondo gli amici sono presenti anche per questo.

Gli amici provano sentimenti per noi non perché siamo perfetti ma perché, nonostante i nostri difetti, sono ancora lì, con la mano tesa… pronti per affrontare il prossimo traguardo insieme.

Marco

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