Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Ted è un diabolico orsetto uscito dalla mente di Seth MacFarlane (autore dei Griffin);  vediamo se ne vale la pena, buona lettura!

Seth MacFarlane in effetti il doppiaggio del pupazzo è suo e la ragazza fidanzata (una splendida Mila Kunis) con il protagonista è la voce di Lois.

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La trama è abbastanza semplice: un bambino (John) durante la notte di Natale esprime un fanciullesco desiderio di vedere il suo orso Teddy vivo e animato.

Ci troviamo negli anni 80, tra i regali di Natale imperano Nintendo e Star Wars e alla TV trasmettono gli episodi di Flash Gordon; il desiderio per magia s’avvera e l’orso diventa una star televisiva per un certo lasso di tempo.

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Gli anni passano e il protagonista (Mark Whalberg) cresce, sempre con questo orso al suo fianco; ad un certo punto il ragazzo trova una lei (Lori) e l’orso diventa un pesante incomodo.

Le tematiche del film, in apparenza banali e su alcuni aspetti volgarotte, lanciano temi importanti: l’assunzione, a 36 anni suonati, di vere responsabilità ed impegni, stop a canne e all’alcol, cambio di pagina. Ma essendo John profondamente immaturo e legato all’orsetto, tutto ciò risulta praticamente impossibile.

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Finalmente emerge il fulcro, il leit motive della pellicola: se nella tua vita non succede e non cambia nulla è colpa tua, non certo di un orso di peluche.

Attraverso questo Toy Story per adulti capiamo, attraverso il dolore dell’orsetto, che serve molto più amore per lasciare andare una persona di quanto ne richieda il semplice trattenerla e frenarla; la comicità politicamente scorretta dei Griffin e le battute taglienti fanno il resto, rendendo il film esilarante ma il messaggio rimane cristallino.

Bisogna alzarsi e muoversi per cambiare le cose, non si può aspettare che piovano dal cielo.

E, inaspettatamente, Ted prende coscienza dell’importanza di Lori per John e cerca di rimediare con una buona dialettica per salvare la vita sentimentale del suo amico.

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Ad aggiungere pathos alla storia due inquietanti personaggi, cresciuti a bastonate e morale cattolica, che non esiteranno a farsi scrupoli per rapire il soffice Ted.

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Liberarsi dalle grinfie di chi pratica in modo ossessivo la religione cattolica, evitando sempre di peccare, ricorda le atmosfere del Padrino: tuttavia quando vediamo il proprietario di casa dimenarsi, sculettando a tradimento, davanti a I Think we’re alone now di Tiffany capiamo che l’unico rischio è che Ted venga sodomizzato da entrambi.

Concludendo

Nonostante alcune scurrilità gratuite il film risulta nel complesso divertente, a tratti demenziale, ma nel complesso una commedia godibile.

La lente di ingrandimento sotto cui MacFarlane pone l’America è impietosa: la critica politico-sociale, nonostante sia condita da peti e protagonisti dediti alla marijuana, è calzante e porta lo spettatore ad una risata riflessiva.

La deriva secondo cui gli Stati Uniti stanno perdendo i propri valori di riferimento, rifugiandosi in paradisi artificiali (l’aumento di droga è aumentato notevolmente negli ultimi anni, fonte Focus) è alla portata di tutti.

Ecco quindi che i nostri protagonisti si rifugiano nei rassicuranti, spesso molto trash, anni ottanta, dove un quarterback poteva salvare il mondo a suon di ignoranza e pugni in faccia.

Un buon tentativo per Seth, che passa dal disegno alla regia di un film vero; consigliato.

Voto: 7,5/10

Marco

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