Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Cyber-bullismo

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Cyber-bullismo

I tempi  in cui viviamo accelerano e tritano tutto, consumano ogni fenomeno alla velocità della luce. 
I bulli (ovvero le persone che sfruttano la paura dei più deboli) sono sempre esistiti, purtroppo; una volta c’erano quelli innocenti (dammi la merendina), alle superiori quelli dotati di taglierino (dammi il portafoglio), oggi ci sono quelli che rubano la tua identità. Buona lettura.

È un furto semplice quello dell’identità (giuridicamente è riconosciuto come reato di diffamazione), bastano un paio di scatti, un video girato dove tu non potevi o non volevi vedere ed è fatta: click, tap e invio. E il video prima gira sui cellulari degli amici, poi arriva con profili Facebook creati appositamente, il culmine è il video pubblico su Youtube.

Molte ragazze disoneste utilizzano Chatroulette e un programma per registrare video per poi ricattare ragazzi che si sono denudati per loro, svergognandoli davanti a milioni di persone e con tutti i loro amici di Facebook/Twitter. Estorsioni sullo stile Corona in piena regola e alla luce del sole.

Le ragazze che subiscono questi trattamenti pagano lo scotto dei tempi moderni: tanti occhi indiscreti digitali, la mania di filmare/fotografare e condividere subito tutto, le vanterie di ragazzi che dimostrano un cervello più piccolo del loro misero apparato riproduttivo.

Il problema che spinge le vittime spesso risiede nella mancanza di autostima, nel bisogno disperato e meretricio di accettazione e consenso sociale, è il fare qualcosa per essere accettati dagli altri; quando soldi, vestiti, gadget tecnologici non bastano più bisogna spingersi oltre, fare qualcosa di proibito, fare sesso.

Le occasioni “trappola” sono tantissime: una gita, una festa in baita, qualche bevuta, magari anche qualcos’altro e parte la brocca. Ma soprattutto i vestiti. E ci si ritrova ad inneggiare all’amore libero, quello intimo e privato, filmati e fotografati da amici orgogliosi o invidiosi che si sentono autorizzati a ricattare queste vittime o a mostrarle come stupidi trofei agli amici onanisti.

Quelle che, solo in apparenza, posso apparire come semplici bricconate, sono già costate la vita a tantissimi adolescenti, una su tutte Amanda Todd: rovinata e svergognata con una foto a seno nudo sul profilo Facebook, non riusciva più a vivere nel paese dove abitava.
È arrivata a girare un video-messaggio con dei cartelli dove spiega il suo gesto tragico finale, ultimo, l’estremo tentativo per riappropriarsi della sua libertà violata: il suicidio.

I genitori hanno chiesto di lasciare il video in Rete come simbolo e monito di una vita spezzata per uno scherzo, una goliardata che, a conti fatti, ha mostrato un conto da pagare decisamente salato. La vera vergogna, in questi casi, è rimanere in silenzio.

Marco

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