Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Ogni console che si rispetti ha i suoi controller in dotazione. Pregi e difetti dei controller Switch, con annesse soluzioni alternative. Buona lettura!

Questione di controller

I controller Joycon, come potete notare in alto, sono staccabili e utilizzabili singolarmente, in modo da garantire ad un secondo amico di unirsi alla mischia.

L’autonomia è molto buona: con il singolo controller destro ho giocato per oltre 12 ore, prima che morisse in attesa della dovuta ricarica.

Tuttavia la ridottissima dimensione dei pulsanti vi faranno sembrare un gigante, per cui l’utilizzo del controller singolo, passato i 10 anni, è sconsigliabile.

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La Nintendo, che non passa il suo tempo a pelar patate ungheresi, ha progettato un supporto che trasforma i due controller singoli in un controller unico.

L’esperienza, con questo supporto, migliora notevolmente specialmente nei titoli esplorativi come platform, RPG/GDR e similari.Nintendo_Switch_Controller_3 Chiamale Bestie di Satana

Tuttavia gli oltre 200 ingegneri Nintendo hanno trascurato un dettaglio tanto semplice quanto banale: dopo esserci sfondati di Mario e similari dove carichiamo i nostri controller?

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Il supporto in dotazione, ergonomico e comodissimo, non ha una base di ricarica e/o una presa per poterlo caricare con una normale USB C, come succede con il pad Pro della Nintendo.

Quando i pad si scaricano, quindi, alziamo le nostre gambette e, mentre stiamo raccogliendo i primi frutti maturi in giro per il salotto, ci rechiamo verso la console per ricollegare i controller e metterli in carica.

Se nella prima settimana questo giro del perdono è accettabile, già alla seconda questo andirivieni-stacca e attacca- dalla console inizia a diventare fastidioso, oltre che ridicolo (senza contare che, a forza di staccare e attaccare, è facile lasciar cadere qualcosa o graffiare lo schermo sulla culla in plastica che ospita la console).

La Nintendo offre un pad pro alla modica cifra di ben 70 euro: su questo pad troviamo giroscopi a 6 assi, bluetooth e una base per poter collegare gli AmiiBo, cancheri inutili che aggiungono personaggi nel gioco e vi aiuteranno a raggiungere vette inesplorate.

Non sono inutili come funzionalità ma bensì come presenza: devo tenere il controller con questo personaggio che mi fissa tutto il tempo, impolverandosi e decomponendosi giorno dopo giorno.

L’amico compatibile

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Il problema dei compatibili, sostanzialmente, è il fatto che non si aggiornano con la console: un nuovo firmware, l’ennesimo aggiornamento e il controller non viene riconosciuto.

Nella pratica esistono varie aziende (esempio la PXN qui citata) che offrono pad compatibili di ottima fattura alla metà del prezzo, per cui con 60 euro ne acquistate una coppia.Nintendo_Switch_Controller_6

Rispetto al pad originale Pro da 70 carte qualche dettaglio è stato “economizzato”: non si possono collegare gli AmiiBo, la connessione da USB C diventa micro USB, il firmware lo aggiornate voi collegando il pad al PC e scaricando il software dal sito (un bello sbattimento, mi direte voi agitando le vostre magliette al vento).Nintendo_Switch_Controller_7

In realtà sembra che non sia un’operazione così frequente: la Switch ha installato un aggiornamento firmware la settimana scorsa e, miracolo a cielo aperto, il pad funzionava ancora senza bisogno di ulteriori upgrade.

Le differenze importanti

Senza limitarci al prezzo dimezzato, ordunque, procediamo senza indugi ad analizzarli da vicino, passandoli ai raggi X.

Rispetto al pad pro da 70 euro è più leggero, la presa è ottima e la risposta pure: non si notano latenze, mancanze o lag, il gameplay è veloce e anche gli stick sono incredibilmente precisi, per un pad compatibile.

Altro vantaggio di questi controller compatibili è la compatibilità con Windows: finito con la Switch ve li potete portare sul vostro PC e continuare a giocare senza problemi, per cui sono polivalenti.

La presa molto confortevole, la buona autonomia della batteria (molto vicino a quella originale, se non indistinguibile), la precisione del segnale e la leggerezza li rendono ottimi compagni per lunghe sessioni di gioco.

I pulsanti R sono leggermente più scattosi del Pro originale, ma sono veramente dettagli per ossessivi maniacali. Per il resto l’esperienza di gioco rimane inalterata, alla metà del prezzo.

Rush finale

Pro

  • Più leggero del pad originale, stessa comodità
  • Costano esattamente la metà
  • Superata la configurazione iniziale, l’utilizzo è pari all’originale
  • Cavo microUSB, in mezz’ora scarsa siete già pronti a giocare
  • Stupendo rapporto qualità/prezzo

Contro

  • Richiede aggiornamento firmware se manca il riconoscimento
  • Configurazione iniziale richiede qualche semplice istruzione
  • Il pad a 4 frecce non è staccabile come nel pro.
  • Manuale giapponese/inglese, italiano tradotto alla “viva il parroco”

I due pad collegati alla base non offrono l’esperienza di un pad dedicato e doverli collegati ogni volta alla console per la carica, lasciatemelo dire, è una bella rottura di Pokéball.

La scelta migliore rimane il Pro, ma 70 euro, seppur in linea con gli altri pad concorrenti Sony/xBox, sono veramente una bella cifra (e, onestamente, non ho visto questo valore aggiunto rispetto ai compatibili).

Per metà prezzo potete avere questi: comodi, funzionanti e incredibilmente precisi [ecco un esempio su Amazon, ne trovate finché volete cercando con calma].

La manutenzione extra [saltuaria e occasionale] richiesta ripaga ampiamente la differenza di prezzo, lasciandovi con un sorriso in più alla sera quando spegnete tutto per concedervi la ronfata dei vincitori.

Consigliatissimi.

Voto: 9/10

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