Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Dopo aver celebrato l’avvento della musica liquida mi sto re-innamorando della musica “solida”: buona lettura.

Premessa

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La curiosità che dovrebbe pervadere tutti noi

Quando avevo solo 14 anni la mia migliore amica aveva già attivato una connessione ad Internet e, battendo il piedino come Satana ad una sagra di paese, scaricava mp3 come se l’apocalisse ci attendesse da un giorno all’altro.

Io, perplesso ma incuriosito dalla novità, ho avuto così modo di ascoltare tanta musica che, basandomi solo su MTV (Youtube non esisteva ancora), non avrei mai scoperto.

All’epoca (inizi anni 2000) non c’erano i trap ma qualcosa di altrettanto orrendo: il bubblegum pop, lanciato dagli Aqua, con testi basati sul nulla e melodie spacca-ma*oni che ti trapanavano il cranio dopo cinque minuti.

Anni fa, quindi, celebrai la musica liquida come nuova frontiera da conquistare ed esplorare: a differenza di qualche anno, tuttavia, mi rendo conto che non era tutto oro quello che luccicava.

La riflessione

iTunes Movie Store_scelta film

iTunes Movie Store_scelta film

In realtà con iTunes o servizi similari non si acquista realmente un album o una canzone [stesso discorso anche per i film, ndr]: è un contratto di noleggio a tempo indefinito, per cui una volta chiuso l’account iTunes diventa un bel problema gestire la libreria musicale.

Certo, mi direte voi saltellando in coro, hanno abolito i DRM: grazie a questa sensata idea i brani iTunes sono riproducibili da qualsiasi dispositivo, ma parliamo sempre di file *.m4a per il download, quindi ad essere generosi 3-5 MB per brano musicale.

È un’alta definizione relativa; è come dire che il disegno di un bimbo è un capolavoro, paragonato ai disegni osceni prodotti dai suoi amichetti.

Gli MP3 d’altro canto non vanno meglio: anche se ad altissima qualità [parliamo quindi di 320 kbps], abbinati a casse sotto ai 100 euro, dimostrano in pieno i loro limiti.

Un suono tendente al piatto, con pochissime sfumature, compattato e pressato per essere elaborato a man bassa da qualsiasi dispositivo disponibile.

Ma io ascolto la musica a noleggio, zio pecorino!

Nella mia analisi, se avete notato, non prendo nemmeno in considerazione quell’oscenità definita Spotify, Apple Music e similari.

Io, di pagare un abbonamento per non comprare musica ma solo ascoltarla, mi dispiace, non lo pago proprio.

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La mia evidente agonia quando mi propinano i servizi a noleggio musicale

Mi devono prendere a vergate, di notte, al buio, dopo avermi legato i polsi, magari perforandomi i timpani con la colonna sonora dell’attuale Festival di Sanremo, in particolare gli Zen Circus [e qui bisognerebbe indagare sul motivo della loro partecipazione al festival].

A fine abbonamento la musica non è mia e, sostanzialmente, ho pagato “solo” per il servizio, senza contare i continui e persistenti messaggi pubblicitari spacca-ma*oni nella versione gratuita (che dentro di me animano Diablo più di un metalmeccanico il lunedì mattina).

Per me servizi simili equivalgono a soldi buttati nello sciacquone mentre le fiamme salgono, animate da un accendino, dal kerosene e dalle urla dei dannati, che salgono dalle viscere infernali delle fogne.

Possibili influenze negative

Il mio giudizio, certamente, è stato influenzato da una EX amica che usava Spotify perché, di fatto, non ha mai avuto gusti musicali decenti in vita sua e si inebriava con i dolori intestinali di Tiziano Ferro.

Altro detrattore di Spotify è stata la pubblicità continua che dovevo ascoltare al bowling, in quanto erano poveri per pagare la versione full; tutto questo, come avrete intuito, mi ha spinto a vedere Spotify come una bestemmia di Satana.

Non compri niente, paghi per ascoltare musica che, in molti casi, scatena solo movimenti intestinali e, a fine abbonamento, rimani con il cerino in mano: non hai nulla.

Parafrasando Jackie Brown nel film omonimo di Tarantino (lei parlava di vinili, io di CD): la musica che ascolto io la trovo benissimo anche senza Spotify.

Ma quindi la musica si compra ancora?

Quindi, come avrete capito, a me piace COMPRARE la musica, ascoltarmela fino a creare dei solchi talmente profondi nel CD che, una volta passato dalle mie mani, può essere ancora utilizzato come vinile.

Gli anni, oltre a portare qualche doloretto in più e una buona dose di capelli bianchi inaspettati, portano anche la saggezza che, a 14 anni, quando ascolti dei “drogati” in Vespa che cantano sui colli bolognesi o dei danesi dal dubbio gusto in fatto di capelli e vestiti, ovviamente non hai.

Incredibile, hanno inventato il CD!

Per gli stessi soldi di un album iTunes, infatti, posso acquistare un CD.

Il CD ha una qualità infinitamente più alta, anche se viene codificato in digitale: un CD con i canti gregoriani dei vostri nipoti, per esempio, può essere estratto in FLAC senza nessuna compressione.

Questo vuol dire piacere puro per le orecchie: 30/40 MB a canzone, una pienezza sonora che manda a fare in cuore MP3 e porcate varie, il piacere animale di un suono non compresso.

Ovviamente, ma da questo non si può prescindere, servono casse e cuffie decenti, altrimenti tutto il discorso precedente non ha nessun senso.

Se volete ascoltare i gemiti di Pupo quando canta Gelato al cioccolato con auricolari da 5 euro, beh, andate di Spotify, vi state già punendo abbastanza.

Concludendo

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Il piacere dell’alta definizione, zio pecorino

Io, come si evince dal senso di questo articolo, sto riscoprendo i CD fisici. Li trovo ovunque, mercatini compresi, e spesso usati li pago un’oscenità [economica] rispetto al digitale (2 euro per un album completo in alta definizione).

L’album è mio per sempre, posso ascoltarlo quando mi pare, non devo pagare nessun abbonamento, non mi ritrovo continui addebiti molesti sulla carta prepagata.

Per cui, valutando il rapporto qualità/prezzo, CD tutta la vita. Non ho la musica compressa ma ho una qualità senza eguali.

Inoltre, e questo mi commuove un po’, posso acquistare gli album degli artisti che ho amato durante la mia maturità musicale (Dido, Red Hot Chili Peppers, Linkin Park) a 10 euro cadauno, a volte meno se utilizzo Amazon o eBay.

Quindi lunga vita al CD: dura nel tempo, non richiede account/vincoli/tracciabilità/gruppo sanguigno, ha un’altissima definizione, il prezzo (grazie agli mp3) è diventato molto più abbordabile.

Una buona riscoperta musicale a tutti.

Marco

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