Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Il collegio

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Adolescenti moderni calati negli anni ’60 all’interno di un rigoroso collegio. Buona lettura!

Premessa

18 adolescenti tra i 14 anni e i 17 anni prelevati da famiglie estremamente permissive vengono “sbattuti” in collegio [per quattro settimane].

La peculiarità è che, a seconda della stagione in corso (nella seconda siamo nel 1961, nella terza nel 1968), ci ritroviamo in epoche diverse con regole diverse.

Rigore, sequestro dei beni personali e tanto letame odoroso aspetta i giovani virgulti, abituati a comandare e ad oziare sul divano. Resisteranno fino agli esami finali?

I miei 14 anni

A 14 anni c’è poco da fare: si segue il gruppo, si fanno asinate, si piange per cose ridicole, ci si diverte per un peto, si inseguono i maiali al lazo come se fossero ad un rodeo.

Anch’io ho attraversato la fase degli “ormoni impazziti”, tuttavia la mia famiglia mi ha dato dei valori e delle regole di vita valide ancora oggi.
All’epoca potevano sembrare norme ridicole ma, con il passare degli anni, ho capito che sono questi pilastri a formare il carattere (o meglio la forma mentis) di una persona.

Hai la tua cartina tornasole, un punto di riferimento a cui tornare, uno stile da seguire.

I 14 anni nel 2019

I ragazzi ospitati dal collegio non capiscono nulla come gli altri: pazienza. Credono di avere in mano il mondo e hanno ancora il pannolino sporco di letame bovino addosso.

La cosa che ho trovato realmente imbarazzante sono i genitori: non danno regole, non si impongono e alzano le mani, rispettando la volontà del figlio come se fosse un dittatore nigeriano.
Non c’è da stupirsi, quindi, che rispondano ai professori in un italiano che vacilla tra dialetto e parole sbagliate, che conoscano tra le mille e le duemila parole ad essere fortunati, che raschino in terra alla ricerca di una presa USB.

Gli occhi aperti

Pur essendo consapevole che alcuni del gruppo vengano, probabilmente, fomentati dagli autori con i cavi elettrici per compiere marachelle (oppure, semplicemente, sono dei dinamitardi lasciati allo sbando) al fine di rendere la puntata stimolante, rimane un programma per certi versi interessante.

Oltre ad apprendere come studiavano e cosa imparavano i nostri genitori o nonni, è sempre piacevole vedere giovani impegnati in qualcosa che non sia Fortnite.

Le regole ferree del collegio, con i prelievi forzosi di smartphone/lacche/deodoranti al napalm per garantire una ricostruzione fedele agli anni ’60, sono condivisibili.

Tralasciando la violenza fisica, citata da me a fini goliardici ma mai presente nel programma, effettivamente molti ragazzi sono bravi, studiosi e hanno un progetto che si spinge oltre al panino odoroso e grasso acquistato da McDonald’s per € 1,99.

C’è, per fortuna, chi si impegna e vuole costruire qualcosa: sono i giovani del futuro e a loro va tutta la mia ammirazione.

I ribelli, o presunti tali, al di là di essere una presenza molesta, spesso dopo gli studi si ritrovano spaesati, in quanto si rendono conto che il mondo non è il loro parco giochi.
Le scorciatoie non premiano i furbi e se vuoi ottenere qualcosa, banalmente, te la devi meritare.

Concludendo

Trovo l’esperimento sociale molto interessante.

Mi rammarico che i professori, così attenti ad un corretto italiano, spesso tralascino o sorvolino sul fatto che alcuni ragazzi si esprimono in dialetto nel corso della lezione.

Una bella riga fatta vibrare sul tavolo, con gli occhi a saetta  e un urlo del tipo SI RIVOLGA A ME IN ITALIANO sarebbe appropriato, visto che non siamo al mercato a comprare cipolle scadute.

Detto questo la vita con l’olio di fegato di merluzzo di prima mattina, la sveglia con i campanacci, dover imparare ad usare una stilografica, dover lavorare il cuoio o mungere una vacca non è per tutti.

I più giovani, a 14 anni, in alcuni casi hanno abbandonato, correndo a casa per riscoprire il piacere del divano e dello scooter che sfreccia ai 140 km/h in centro, anche se questo è estremamente pericoloso.

In alcuni casi ho riscontrato un pugno troppo morbido da parte dei professori: la cella di rigore (in isolamento a pane ed acqua) l’avrei estesa ad una settimana, incluso il marciare sotto il sole ripetendo poesie.

É una rara occasione in cui i genitori non corrono in aiuto con le focacelle alla Nutella incensando i figli come divinità, bisogna approfittarne.

Potremmo portare un po’ degli anni ’60 nelle nostre vite, insegnando ai nostri figli l’amore, il rispetto, l’importanza della parola data.

È triste che questi valori debba trasmetterli un programma TV, quando, come vedrete dalle puntate, non stiamo parlando di ragazzi orfani.

Un programma divertente, adatto ad una serata di disimpegno, dove armarsi di lanciafiamme e peperoncino per fomentare al meglio i propri personaggi preferiti.

Consigliato per trovare le classiche “7 differenze” con la situazione attuale, domandandosi se siamo evoluti o retrocessi rispetto alla situazione mostrata dal programma.

Voto: 8/10

Marco

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