Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Ultrabook e dintorni

MacBookAir_07 È possibile realizzare il sogno del MacBook spendendo meno di mille euro? Buona lettura!

Premessa

Dopo anni passati a rincorrere i portatili che avevano tutto (USB, FireWire, Ethernet, masterizzatore DVD, etc) ci si rende conto che, quando si è in mobilità, spesso meno è meglio.

Il meno è dato, nel mio caso, dai chili da portare sulle spalle: un MacBook del 2008 (e non stiamo parlando del Pro) pesava circa 3/4 chili, spingendo le persone a fare sollevamento pesi più volte al giorno. Senza contare la batteria oscena che, nel migliore dei casi, durava due ore e mezza circa.

Non era, purtroppo, colpa sua: era figlio dei tempi, della tecnologia dell’epoca e di alcune richieste che esigevano, ai tempi, la presenza di alcuni elementi divora energia, come i dischi meccanici e il famigerato masterizzatore (che, salvo nel mio caso, si è rotto a tutti nel giro dei primi due anni).

Questione di aria

MacBookAir_01

Un ultrabook attuale, quindi, per essere veramente portatile, deve:

  • pesare meno di due chili
  • Avere una batteria che superi le 4 ore lavorative
  • Una buona connettività, in modo da poter fatturare anche durante un viaggio in treno

Nei mesi scorsi, grazie al nuovo sbocco lavorativo inaugurato ad agosto 2018, stavo guardando per un Lenovo X1 Carbon. Li avevo provati in azienda: sono super leggeri (obiettivo peso raggiunto), schermo FullHD (immagine di qualità, ottimo quando lavori in Photoshop), batteria che punta alle 4 ore (teoriche), cursore rosso al centro della tastiera che permette (con un minimo movimento) di replicare un mouse.

Peccato che, oltre ad avere un prezzo che superava i 1.200/1.400 euro, avevo difficoltà a reperirli con la tastiera in italiano. Inoltre 4 ore di batteria teoriche, su Windows, dopo poco tempo diventano 2/3 ore, tornando quindi ai tempi che ottenevo con il mio MacBook precedente.

Mille non più mille

Domenica pomeriggio.

Mentre la gente si denuda per strada ai primi soli di febbraio, con il muso schiacciato sullo smartphone mentre il cane evacua come un leone ad ogni incrocio (togliendo la voglia di vivere ai platani)… io effettuavo ricerche.

Avvicinandosi il mio compleanno volevo, finalmente, trovare una quadra per il mio problema dell’ultrabook leggero, performante ma che, sostanzialmente, rispettasse il mio budget OBBLIGATORIAMENTE inferiore alla soglia psicologica dei mille euro.

La mia mente si illumina: dopo aver abbassato la finestra per il riflesso accecante del sole ottengo una vera rivelazione, vista anni prima. Il MacBook Air.

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Appena uscito il MacBook Air aveva qualche difetto di gioventù: una RAM decisamente limitata (si parlava di 4 GB), un SSD PCI minuscolo… per il discorso peso e batteria, invece, iniziavamo già ad esserci.

Rinunciando infatti ad alcuni orpelli e facendo scelte drastiche erano riusciti ad aumentare in modo animale la durata della batteria. L’integrazione di macOS con l’hardware “della casa” permetteva di sfiorare le 6/8 ore di autonomia.

Il modello A1466 proposto da Amazon a 990 euro (ben 10 euro risparmiati, mamma mia) [link Amazon] è del 2017: non è un primo pelo, siamo d’accordo, ma come vi ripetevo il nostro primo obiettivo è soddisfare il budget.

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La tastiera è italiana, tasti con meccanismo a forbice e non a farfalla (così se trovate un granello di polvere non siete costretti a cercare un Apple Store), retroilluminata (molto suggestiva con poca luminosità), ha due porte USB 3.0, un lettore di schede e una porta Thunderbolt per dischi esterni/uscita video (con il giusto adattatore arriva anche a 4K sulla TV di casa). L’alimentazione è affidata all’alimentatore da 45w con lo storico connettore magnetico MagSafe 2, comprovata garanzia di praticità e comodità.

Mentre carichi una luce ti dice quando è arrivato a livello (arancio/verde): se passa la tua compagna d’università con il piede di porco alla contadina staccando il cavo del MacBook/sradicando il tavolo/togliendo le prese dalle pareti il MacBook non vola ma rimane ben saldo sulla scrivania.

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Lato hardware troviamo 8 GB di RAM saldati sulla scheda madre, DDR3 1600 Mhz, un processore i5 Dual-Core che media i consumi rispetto alla variante quad-core, SSD PCI Express (sostituibile) da 128 GB. Batteria con durata stimata sulle 10 ore.

Sullo schermo hanno risparmiato (1440×900, ma una volta lanciati i video in HD non ve ne accorgerete nemmeno: parliamo pur sempre di 13 pollici, è tutto ridotto), ma trattandosi di 13 pollici se non avete esigenze particolari rimane comunque un compromesso accettabile.

Si può eseguire con software dedicati l’upscaling a 1920×1080 ma si mina l’esperienza utente, con icone troppo piccole.

La scheda grafica è integrata: HD Grahics 6000 con 1,5 GB di memoria dedicata.

In dotazione riceviamo un alimentatore da 45W per caricarlo, sostanzialmente, a fine giornata.

La prima impressione

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Nella mia prima mansione ho estratto vari MacBook, iMac, Mac mini e similari dalle loro confezioni originali e, ogni volta, rimane sempre una bella emozione.

Tuttavia quando, dopo tanti anni, riesci finalmente a coronare il sogno di un MacBook Air, beh la mano trema ancora mentre lo stai scartando e rimuovendo dalla plastica che lo protegge prima del primo avvio.

A distanza di anni ci si rende conto che le urla di Steve Jobs, gli oggetti lanciati in aria e i lanciafiamme a gasolio utilizzati per distruggere i prototipi disastrosi… sono serviti.

Il MacBook Air è capace, in pochi secondi, di farti re-innamorare di un Mac: pesa meno di 1.500 grammi, dopo quasi 3 ore di video su YouTube sono ancora al 70% di batteria, è veloce nelle operazioni quotidiane e non mostra incertezze degne di nota.

Le poche porte in dotazione in realtà sono quelle che servono: alle USB 3.0 attacco i dischi esterni in alta velocità (5.0 Gb/s), nel lettore di schede infilo la memoria per svuotare la reflex dopo una sessione fotografica.

Probabilmente quando uscì fu una scommessa azzardata, ad oggi quando si è in mobilità è tutto quello che serve.

Concludendo

Ovvio, se volete vedere il DVD di Frozen cantando mentre vi pettinate i capelli sotto la doccia, dovete collegare un masterizzatore DVD esterno, questo è pacifico come il sole.

Ma, a parte queste esigenze di dubbio gusto, per il resto incontra perfettamente ciò che cercavo: prezzo, connettività, peso, durata della batteria e velocità.

Aggiungendo 200 euro potete acquistare il nuovo modello, con Display Retina e le mirabolanti porte USB C: due, di cui una vi serve per caricare il MacBook.
Sul display Retina nulla da ridire: lo utilizzo sull’iMac da 27” e spesso mi addormento commosso, ripensando alle gocce di sudore in 5K che scendono genuine dalla fronte della protagonista.

Ma la connettività è stata, sostanzialmente, uccisa nell’ultimo modello, costringendo le persone a vagare con miriadi di adattatori o con un adattatore unico (ma abbastanza costoso, specie se parliamo di ingressi Ethernet). Senza contare le proteste e i reclami per i tasti a farfalla, che si bloccano al primo granello di polvere che osa infilarsi tra il meccanismo e lo chassis di metallo.

Per cui, a fronte di questa curiosa e divertita analisi, sono riuscito a far combaciare esigenze e prezzo, pur trattandosi di un prodotto Apple.

Prossimamente, se la batteria da 10 ore non esplode, cercherò di pubblicare una recensione basata sull’utilizzo prolungato, in modo da confermare i dati riportati nella brochure pubblicitaria.

Sperando di aver dissipato i vostri dubbi e rimanendo a disposizione per civili dibattiti vi auguro una serena giornata.

Alla prossima,

Marco

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