Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Fiorire d’inverno

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Oggi parliamo del libro di Nadia Toffa: un modo per conoscerla un po’ meglio e per ricordarla. Buon a lettura.

La trama

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Una ragazza bresciana, ultima di tre sorelle, spicca per le sue doti d’intraprendenza e autonomia. Determinata nello sport, scopre la passione per il giornalismo e la conduzione lavorando per ReteBrescia e, da allora, non si è più fermata.

Tallonando Davide Parenti, a suon di servizi più o meno riusciti, riesce finalmente ad entrare nel cast delle Iene (una redazione dove, sostanzialmente, devi imparare tutto da solo e nessuno ti regala niente).

Laddove altri avrebbero mollato, sulla scia della determinazione e della voglia di riuscire, riesce ad approdare in prima serata, diventando a tutti gli effetti la conduttrice del programma.

Ma il destino, si sa, spesso riserva scherzi crudeli e questa storia, come tante, non ne è esente.

Nadia, Nadietta, Toffola

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Quando pensavo a lei mi veniva da chiamarla amichevolmente Toffola: una piccola ragazza simpatica, sempre con la frangia sbarazzina ma con l’energia di un vulcano in costante eruzione.

Il libro qui in oggetto, uscito l’anno scorso, si chiama Fiorire d’inverno: a quanto pare i bucaneve, seppure abbiano un fiore piccolo e minuto come la nostra Nadia, d’inverno (contro tutte le asperità e difficoltà) decidono di fiorire.

Un fiore tenace, come la nostra amica recentemente scomparsa.

La chiamo amica non per via di un rapporto personale (non ho mai avuto il piacere di conoscerla) ma perché era una di noi. Semplice, diretta, sempre in scarpe da ginnastica, pronta a mordere a bocconi la vita, fino all’ultimo istante.

Morire a 40 anni, anche se non è stato un decesso eclatante come quelli per droga o in seguito ad incidenti stradali come avveniva nei ruggenti anni ’80, fa ancora notizia.

Ci si chiede, infatti, perché questa fine orrenda non sia toccata a chi ha avvelenato la Terra dei Fuochi scaricando rifiuti tossici, ha violentato dei minorenni con la scusa dei drink gratis, alle farmaciste e dottoresse che truffavano il sistema sanitario nazionale staccando fustelle da mattina a sera e così via.

Ma il libro merita di essere acquistato?

Ma oggi vogliamo parlare di vita e di gioia, com’era nel suo stile: una persona che voleva gestirsi da sola, nascondendo a tutti il suo vero dolore e la frustrazione di essere fermata da un tronco così pesante da spostare.

Il libro si legge rapidamente; concentrandomi sono riuscito a concluderlo in tre ore circa. Sono oltre 100 pagine ma sono scritte in modo molto colloquiale, utilizzando in alcuni casi espressioni tipiche del parlato.

Se, a livello estetico, questo può far storcere il naso, a livello pratico accelera tantissimo la lettura e permette di finire il libro senza troppi complimenti.

Io volevo conoscere meglio Nadia e, per questioni logistiche, ho pensato che il libro fosse la soluzione migliore. Un racconto continuo, dove sei obbligato a tacere e ad ascoltare la storia di chi l’ha scritto.

Analizzando la storia di Nadia si scopre che ha spesso incontrato, già nella prima infanzia, persone che da lei si aspettavano molto. O vincere o niente, i secondi non contano.

Questo tipo di mentalità dovrebbe costruire persone egoiste concentrate solo su se stesse e con un ego smisurato.

In Nadia invece, come leggiamo dal libro, ciò ha portato ad occuparsi (per conto delle Iene) degli ultimi, di chi non aveva una voce, di tante storie difficili da districare e spesso da raccontare.

Quindi volete conoscere la vera Nadia, volete capire cosa passava in quella testina bionda sempre in movimento? Leggete il libro.

Concludendo

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La bellezza assoluta o statica, immobile, quella che basta a se stessa per irradiare luce nell’universo, mi ha sempre annoiato dopo un certo punto.

Le persone determinate, vivaci e combattive con una “bella” intelligenza, invece, mi hanno sempre affascinato e incuriosito. La bellezza passa, l’intelligenza resta.

Nadia incarnava perfettamente la definizione di Jobs inerente ai crazy ones: rompiscatole, persone che non si fermano davanti a niente, persone che vogliono realmente cambiare le cose perché ci credono.

Ci mancherà il suo sorriso, la sua voglia di vivere, il tatto con cui affrontava anche le situazioni più scabrose, sempre in prima linea, sempre con il sorriso in volto.

Quando guardavo le Iene, al di là dei servizi cretini dove sicuramente il rischio era minimo, era bello vedere persone in prima linea disposte a metterci la faccia per ciò che contava realmente.

Nadia è stata una meteora che, a solo quarant’anni, ha deciso di diventare una stella.

Marco

Photo Credits: le foto sono state estrapolate dall’account Instagram ufficiale di Nadia Toffa, sono disponibile ad aggiungere i credits dei singoli fotografi qualora venisse richiesto.

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