Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Il Collegio 1982

Collegio_1982

Una nuova edizione del Collegio si è conclusa e, puntuale come il pandoro a Natale, ecco la mia recensione: buona lettura!

La trama

Una ciurma di ragazzi proveniente da tutta Italia viene deportata in un collegio del 1982: tra regole, olio di ricino, interiora di animali e severità scopriranno che far funzionare il cervello è possibile, non è un sogno.

Come sempre è appassionante il lato psicologico, al di là delle scorribande e delle frattaglie ingurgitate per non morire di fame di stenti.

Anno 1982

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Con la sua voce sexy Simona Ventura cura il voice-over di questa edizione, narrandoci i suoi ricordi di gioventù. Rispetto a Magalli il miglioramento è evidente, per cui siamo contenti.

I ragazzi, selezionati tra i 14 e i 17 anni, dovranno sostenere l’esame di terza media (impresa, ve lo posso garantire, tutt’altro che facile o scontata).

Infatti, non si sa come, ci sono ragazzi che faticano ad esprimersi in italiano (probabilmente cresciuti a rutti e bestemmie) e ciò scatena, immancabilmente, lo stupore dei professori, che si rendono conto della poca conoscenza della lingua tricolore tra le nuove generazioni.

Anche questa edizione è stata ricca di personaggi indimenticabili: tra le psicosi e nevrosi di Mario T., le ossessioni per l’igiene e il taglio di capelli di Francesco nonché i modi da scaricatrice di porto di Claudia la romana, il campionario è vario.

Non metto i cognomi perché sono minorenni e perché spero che, in futuro, possano maturare e rimuginare su queste bambinate come crimini contro l’umanità da cui epurarsi.

Per fortuna, e qui il cuore si rasserena sempre, ci sono esempi di intelligenza sana e vivace: Roberta Zaccaro, oltre ad essere carina, mostra una chiara propensione da team leader e una maturità superiore rispetto alla media. Grandi cose l’aspettano e, non a caso, è risultata una delle migliori del corso.

La rassegnazione di Willy Wonka

Non sono a conoscenza di questa sindrome (e, se non ci ha pensato nessuno, potrei brevettarla) però, come nel film La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, i sintomi compaiono tutti.

I genitori, dopo aver scoperto che il figlio raschia in terra, gira scalzo e non si lava, incitando al porco e prendendosi gioco del corpo docente, spesso lo ritirano affranti.

Nei loro occhi compare la sana disperazione di chi, dopo aver sperato che il collegio, a forza di olio di ricino e giri di campo, potesse educare i propri figli, riceve indietro la bestia indemoniata.

Molti genitori (al di là dei casi umani tipo una madre e quattro figli) hanno questo lassismo generale; piuttosto che educare (costa fatica) accettano il figlio e le sue porcate come sfumature caratteriali.

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Per carità de zio, pure ai miei tempi c’erano dei teppisti da galera che venivano ripresi in modo blando, essendo ovviamente incitati a delinquere ancora di più.

La cosa triste è notare come alcuni studenti abbiano lo spessore culturale di un foglio di carta 80 mg di grammatura: se ne fregano, vogliono dormire e ingozzarsi tutto il tempo.

L’apoteosi dell’essere sfaticati, strafottenti e irritanti credo che sia stata raggiunta da Francesco S.: dal taglio di capelli alle risposte, senza contare che non è mai colpa sua, gli conferiscono il premio del riformatorio, poco ma sicuro.

Purtroppo il preside, per quanto possa essere severo, non ordina mai dei giri di campo con l’idrante a spruzzo ogni 5 giri o 50 flessioni con una mano sola.
Speriamo, nelle successive edizioni, di poter vedere pene severe, in linea con le divise, il cibo da leva militare e la sveglia alle 5 del mattino.

Concludendo

Anche se i delinquenti non sono stati obbligati a marciare ad oltranza, l’edizione è risultata comunque divertente.

È bello vedere come persone che, fino a ieri, vivevano incollati al telefono, scoprano lo sterco di vacca, la natura, il campeggio e le imprecazioni latine per montare una tenda da 70 tubolari.

Sono passi importanti.

Anche se alcuni studenti, come già accennato, sarebbero da cinghiare con i cavi scoperti della batteria, è bello notare che il germoglio della speranza fiorisce sempre.

È bello vedere che, tra cinque ragazzi ignoranti come una pantegana morta ai bordi della strada, ci sono menti brillanti e sveglie che usano il buonsenso quando richiesto.

Un piacevole appuntamento ora condivisibile e visionarie anche su RaiPlay, come ci ha ricordato Fiorello nelle ultime settimane a martello pneumatico.

In attesa della prossima stagione ve la consiglio: un piacevole viaggio in una delle decade più belle, con rigore e severità (seppur blande).

Alla prossima!

Marco

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