Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Archivio per la categoria ‘Uni(di)versità’

Micro che?

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Guida al microonde, la vera arma dello studente fuori sede e del single convinto: buona lettura!

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Facebook cattedrale di debiti

facebook_crash

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Per quanto possa sembrare incredibile infatti, Facebook è sommersa dai debiti in modo spaventoso (e inizia anche a crashare, come vediamo dalla schermata sopra proposta). Cosa si può fare? Perché custodire gli affari (e la vita digitale) altrui costa così tanto? Rivediamo insieme la situazione critica di Facebook nel 2010, buona lettura a tutti!

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Questione di… consulenze

Consulenze

Consulenze

L’università ogni tanto esce dal suo ambito e presenta esperti del mondo del lavoro che tengono lezioni (più o meno) magistrali sui vari aspetti che vengono trattati nei corsi presentati.

Dopo aver assistito a presentazioni raffazzonate e quantomeno audaci il dubbio nasce spontaneo sull’utilità di questi eventi, ma se l’ospite è introdotto in modo adeguato (vedi il caso della pallavolista che si è data agli eventi culinari) può essere un’occasione interessante. Oggi parliamo di Stefano Schegginetti.

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Creare un’immagine d’azienda

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Le aziende spesso devono creare la propria immagine su Internet: per molti è una cosa molto facile, “tanto ci pensa il nipotino di 8 anni con photoshop e moviemaker”. Ma siamo sicuri che questo sia realmente efficace? Buona lettura!

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Uni…che?

collage amici by cobain86.wordpress.com

collage amici by cobain86.wordpress.com

Quando l’ho dovuta scegliere io non poteva aiutarmi nessuno: nella mia famiglia ero il primo studente universitario.
Quindi, dopo 5 anni e una laurea specialistica, penso che sia giunta l’ora di spiegare perchè scegliere l’università può cambiare la vita.
Sempre nello stile ironico e sferzante di Cobain86: buona lettura!

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Scrivere

macchina da scrivere typewriter

Scrivere per molti è un puro atto per ricordare: scrivo perchè verba volant ma scripta manent.

Da piccolo qualcuno (non so se i miei genitori o mia nonna) mi regalarono una macchina da scrivere meccanica per bambini.
Scrivere era un’impresa epica: oltre a non avere un nastro per correggere gli errori i tasti erano duri come ammortizzatori mal regolati, la molla bisognava affondarla a colpi di martello per poter incidere il carattere sul foglio.

Inoltre il risultato sembrava una di quelle lettere che i malavitosi mandano per ottenere il riscatto, al fine di non farsi riconoscere: sfido che siano rimaste poche lettere di quel periodo.

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